E fa col canto tuo quell'alme accese,

Sì che all'onor d'Italia Eco risponda.

Ne l'agosto del 1831 Marianna era a Fermo, dove ebbe trionfi non soliti neanche per lei, sostenendo la parte d'Imogene nel Pirata del Bellini: si ammiravano ancora più che la bellezza de la sua persona e de la voce, la perfetta intelligenza d'arte, la grazia squisita, la forza di sentimento, l'azione dignitosa sempre e sempre ragionata; le cronache del tempo ci dicono che applausi frenetici scoppiavano ad ogni suo pezzo e che gli animi fremevano ne la pena e nel delirio di quella Imogene soave e appassionata. Le si dedicava allora un'epigrafe in cui era detta donzella candida del cuore, soave del costume, dell'arte del canto peritissima, da natura dotata di voce che nell'anima si sente, ad esprimere gli affetti potentissima; ed un altro ammiratore le diceva in un sonetto:

Con preghi e doni ho chiesto al Ciel sovente

Che riso segua di mia vita l'ore;

Ma or più del riso m'è grato il dolore

Che pel tuo gorgheggiar nel cor si sente.

La Brighenti passò in Ancona, dove cantò pure il Pirata nell'ottobre del 1831 e si compiacque del pregio in cui era tenuta non soltanto come artista, ma anche come donna degna di vera stima. «Tutti voialtri sapete bene quanta ammirazione cagioni il contegno vostro e della mia amica in particolare, sì raro a trovarsi tra gente della sua professione; tutti voialtri lo sapete, pure non posso fare a meno di dirvi che quasi ho sentito io medesima fare un elogio grande della eccellente educazione, della condotta irreprensibile e savissima, di tante doti di spirito e di cuore, dell'eccellente carattere della prima donna dell'opera di Ancona, senza dirvi poi nulla intorno alla sua bravura nel canto, di cui quello che parlava si mostrava contentissimo;» scriveva Paolina Leopardi ad Anna Brighenti. (Lettera 8 novembre 1831.)

Ai primi di autunno del 1831 Marianna era ad Ascoli per darvi il Pirata; là incominciò a sentire le acute spine nascoste fra le rose de la sua corona d'artista, e pare gliele facesse sentir l'impresario e sentir talmente ch'ella pensava di rompere il suo contratto con lui; s'aggiungeva a questo la poca frequenza e la freddezza di quel pubblico, poco educato a l'arte, il triste soggiorno di quella cittadina, appena rallegrato da le gentilezze di qualche ammiratore, uno dei quali, Ignazio Cantalamessa, volle fare il ritratto de le due sorelle, riuscito benissimo, si dice, specialmente quello di Marianna. Ma anche quel pubblico freddo e poco intelligente finì per animarsi al canto de la Brighenti e si accese fino ad un entusiasmo indescrivibile quand'ella cantò la famosa cavatina de la Niobe.

Marianna andò poi a Roma, trepidante per l'esito che vi avrebbe ottenuto, commossa vivamente da gli alti affetti che la città eterna ridestava in lei, pure anche là l'attendevano amarezze, torti de l'impresario, fatiche eccessive, cui la sua costituzione piuttosto gracile non potè resistere; si ammalò e invece d'andare a Corfù, come ne aveva il progetto, dovette ritornare a Bologna. Ristabilita nel settembre del 1832 cantava a Cremona I Normanni a Parigi; e, dopo un'altra dimora a Bologna, ne l'aprile del 1833 passava ad Arezzo a darvi per l'apertura del Teatro Petrarca l'Anna Bolena e la Straniera. Feste entusiastiche le furon fatte dal pubblico meravigliato e commosso: ne la sua serata, in cui cantò al solito la cavatina de la Niobe, fu accompagnata a casa in una portantina, circondata da coristi con torcie accese e preceduta da una banda, poi le acclamazioni la costrinsero ad affacciarsi a la finestra per ringraziare.[34]