Ad Arezzo un poeta chiamava la voce di lei prestigio arcano, incanto più soave dell'estasi d'amore e le diceva:

Forse fu Amor che in queste basse arene

A diradar di nostra mente il velo,

E ad invaghirci dell'eterno Bene,

Come alla mente diè il pensier veloce,

E diede il sole allo splendor del cielo,

A te diede degli angeli la voce.

La madre aveva seguito fin qui le figliuole, ma d'ora innanzi la stanchezza e la salute infermiccia la persuasero a lasciarle, tanto più ch'ella aveva veduto per prova come potesse affidarle a sè medesime, senza dir poi che il padre le accompagnava sempre. Marianna continuava a chieder notizie di Giacomo Leopardi e poteva darne talvolta anche a la sorella di lui.

Nel dicembre del 1833 la Brighenti cantò a Pisa ne la Straniera; e con la dolcezza e flessibilità de la voce, mirabilmente atta a secondare gl'impulsi del vivo sentimento e i dettami de l'acuta intelligenza, incantò l'uditorio. «Il cantare ed agire de la Brighenti non è effetto di altrui insegnamento, è creazione sua propria,» fu scritto allora. Ne la stessa città ella diede anche La gioventù di Enrico V del Pacini che piacque mediocremente.

Andata a Livorno vi cantò l'Anna Bolena, la Norma e i Capuleti; ed un poeta entusiasta scriveva per lei una Canzone con questo ritornello: poco importa più il peso de le noie e dei dispiaceri quotidiani: