No, che alla mesta e dolce melodia,

Onde 'l Cigno di Sorga la beltate

Canta, e 'l valor di Lei, che in le beate

Sedi levò sua somma leggiadria,

Un cuor di tigre o d'orso non potria

Frenare il pianto, e non sentir pietate;

e ne l'ammirazione di lui sentiva un modesto scoramento a tentare la difficile via del sacro monte. Talvolta la sua mestizia giunge a la tristezza; al zeffiretto che le si aggira intorno mentr'ella è lontana da l'amato dice:

Tu testimon de' miei dogliosi accenti,

Digli come nel duol morta ho ragione,

Di quale acuto stral trafitto ho il core.