ADELAIDE ANTICI LEOPARDI.

La marchesina Adelaide Antici aveva diciannove anni quando nel 1797 diede la sua mano al conte Monaldo Leopardi, di due anni soltanto maggiore di lei. Il matrimonio fu celebrato a Recanati, nella cappelletta degli Antici: la sposa, che apparteneva ad una delle più nobili e ragguardevoli famiglie di quella città ed entrava in una famiglia altrettanto nobile e ragguardevole, era una fanciulla di bellezza severa, da gli occhi di zaffiro splendidi e intelligenti, benchè velati da una pensosa malinconia; dai corti capelli ricciuti d'un castano chiaro tendente al biondo, da l'aspetto maestoso, che pareva accordarsi perfettamente al carattere del vetusto palazzo di cui diveniva signora; alta e con un portamento da regina, ella nelle graziose acconciature e nelle succinte vesti, di cui la moda era venuta allora da Parigi, nulla perdeva de l'austerità naturale; ed il suo viso, soprattutto i suoi occhi e la fronte, restavano severamente assorti, come in un mesto pensiero, sotto i diffusi riccioli ornati da un filo di perle, da un nastro di velluto e da un capriccioso spennacchietto.

Tale ci appare in una miniatura sopra una tabacchiera di Monaldo: nessun sorriso, nessuna mollezza nelle austere sembianze: non sembra una delle graziose, voluttuose donne del secolo passato, ma un'antica matrona travestita.[1]

Alla festa di San Vito, protettore di Recanati, il conte Monaldo fissò per la prima volta gli occhi su la marchesina Antici e non seppe distorneli a lungo; la rivide a le feste del Corpus Domini e non pensò più che a lei, quantunque la sapesse promessa ad un conte Castracane di Cagli, del quale però si diceva ch'ella fosse tanto scontenta da voler riprendere la propria libertà. Monaldo andò senz'altro dal fratello della fanciulla, Carlo Antici, che era amico suo, e saputo con certezza ch'ella s'era già sciolta da la prima promessa, lo pregò di chiederle se avrebbe accettato lui per marito. Adelaide gli fece rispondere francamente ch'era stata domandata dal conte Borgogelli di Fano, il quale attendeva solo l'assenso e la donazione di una zia per combinare in modo definitivo il matrimonio, ella frattanto non poteva prendere alcuna decisione. Monaldo, innamorato, rispose: Aspetterò; e non aspettò molto, chè, malgrado un astio antico tra le due famiglie per ragione d'interessi, gli fu data la preferenza; di che i vecchi Leopardi non rimasero punto soddisfatti, ed ecco perchè. Quel tal conte Castracane era andato la prima volta a Recanati per conoscere Amalia, sorella maggiore di Adelaide, ma, veduta questa, s'era innamorato di lei e non aveva voluto più saperne della prima; la madre e gli zii di Monaldo avevano proposto a costui di sposare egli Amalia e, quantunque questa fosse, com'egli medesimo assicura, una carissima e amabilissima giovane, egli aveva rifiutato. Sentendo più tardi aver il conte chiesta la mano di Adelaide, si mostravano avversi a tale unione, ma nè il loro rifiuto ostinato e minaccioso, nè i gravi dispiaceri che gliene vennero, nè la tenuità della dote che il suocero gli fissò, mentre già gliene aveva offerta una maggiore per Amalia, lo smossero dalla sua decisione. La madre un giorno lo pregò con tanto calore di non sposare la marchesina Antici, da giungere ad inginocchiarsi dinanzi a lui per supplicarlo di cedere, ma egli rialzatala e postosi egli medesimo in ginocchio, le baciò la mano, confessandole che restava fermo nel suo proponimento.

Fissò di condurre la sposa a Pesaro, perchè ella non soffrisse amarezze e mortificazioni, entrando in una casa dove tanti non la volevano: ma compiute le nozze, mentre la carrozza attendeva già pronta, egli s'avvicinò ad Adelaide e le disse: — Andiamo a baciar la mano a mia madre. — La buona contessa, scordando ogni risentimento, abbracciò e benedisse la nuora, pregandola di ritornar presto, molto presto da Pesaro: e i due giovani, lieti di questa riconciliazione, passarono ne l'appartamento dello zio Ettore, il quale si fece loro incontro così frettoloso ed agitato, che essi, sapendolo vivacissimo, temettero chi sa che cosa.

— Dove andate?

— Veniamo ad usarvi un atto di rispetto e a baciarvi la mano.

— Dove andate partendo di qui?

— Partiamo per Pesaro.

— Oibò — replicò egli rivolgendosi a Monaldo — non sarà così: la vostra sposa appartiene ora alla nostra famiglia e voi non ce la toglierete. Andiamo dal decano, il quale sarà di un sentimento uguale. — (Così narra Monaldo stesso nel c. XXXIX dell'Autobiografia.)