Capo de la congiura è immaginato un giovane di ventitrè anni, Averardo di Chiarissimo, avo di Cosimo de' Medici, e per intrecciare la favola l'A. trae partito de la nota amicizia fra Taddeo Pepoli, signore di Bologna, e il tiranno Gualtieri. La materia divisa in nove canti fu trattata in versi sciolti, in vero non sempre armoniosi, ma correttissimi ed eleganti.
Il meraviglioso è derivato dal Cristianesimo, e de le figure mitologiche bandite, tengon luogo le personificazioni di vizi, virtù e sentimenti, le apparizioni d'angeli, l'intervento celeste e quello infernale. Ne la protasi s'invoca la Virtù, che sublima agli eterni secreti le anime e che si sta in cielo veracemente diva. La poetessa narra poi de le crudeltà di Gualtieri, a la cupa figura del quale oppone quella celestialmente luminosa di Angelo degli Acciaioli, arcivescovo di Firenze, implorante da Dio pace su la città oppressa; al santo vecchio una visione scopre vicina, per opera di Averardo, la libertà sognata, fa intravedere i grandi che verranno da la stirpe medicea, e persuade il tentativo d'andar a rimproverare e consigliare il duca, che gli risponde superbamente e non trema punto a le profetiche minaccie di lui. Tornato al tempio, il sacerdote vi trova Averardo, che fuor di sè per lo sdegno e il dolore, lamenta l'uccisione di Naddo Oricellai e la tirannia di Gualtieri, del quale tante vittime invocano vendetta. L'Acciaioli manda l'ardente giovane da Taddeo Pepoli per esporgli l'infelice condizione di Firenze e commuoverlo così da toglierlo a l'amicizia del duca e ottenerne aiuto di armi e di uomini. Qui finisce il primo canto.
Satana, già roso dal dispetto pel preveduto trionfo de' Medici, s'infiamma di collera, quando giunge la Discordia ad annunciargli che in Toscana ogni gente si ribella a l'inferno e a Gualtieri, animata dal santo zelo che ha diffuso ne le anime un messaggero celeste. E qui segue un concilio infernale, imitato da la Gerusalemme del Tasso; vi grandeggia la figura di Satana colorita di tinte virgiliane, figura che, come il Mauro Atlante su gli altri monti, si estolle alteramente con le spalle e col capo su gli altri spiriti infernali: gli occhi ha torti e rossi come bragia, la lunga barba affumicata e mista di pel rosso come i capelli, che incolti e rabbuffati gl'ingombrano gote, spalle e petto.
Bélial vanta le glorie de l'inferno in terra, ma Satana non ne è pago, poichè teme de la filosofia divina, di cui la luce va diffondendosi nel mondo, dove è già nato in Amalfi Flavio Gioia, che inventerà la bussola, e sono non lungi la scoperta de l'America e l'invenzione de la stampa. Minacciando a l'Italia sorgono nel concilio infernale l'Ipocrisia, l'Invidia, il Tradimento e la Simulazione; e Satana impone che tutto il suo regno si adoperi in favore di Gualtieri. La maligna Fama s'abbatte a Firenze in Morozzo, amico del duca, e lo manda a rivelare la congiura al tiranno, il quale lieto e fidente, perchè Averardo volontariamente si allontana da la città,
Inganno e frode in quel parlar travede,
e fa uccidere il delatore, che, spirando, maledice a lui ed a la fedeltà serbatagli. Qui termina il secondo canto.
Averardo con l'amico Adimari e lo scudiero si è avviato verso Bologna: passa da Cafaggiolo, che doveva più tardi accogliere Leone X bambino; da Fiorenzuola, edificata da la repubblica fiorentina per frenare le ribellioni degli Ubaldini; da Campeggio, patria di Ugolino da Campeggio, famoso capitano di Pisa; da Loiano, dove un dì soggiornò la contessa Matilde:
. . . . quella scaltra indomita guerriera,
Che del German lo insuperbito impero
Ardita scosse, e fe' crollarne il trono.