Non crescano i tuoi figli, e non di vile
Timor gioco o di speme: onde felici
Sarete detti nell'età futura.
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Fra gli scritti di Antonietta Tommasini due in ispecial modo provano un bel cuore: Intorno alla educazione domestica — Considerazioni[50]; e I ricordi intorno a la vita di Giuseppe Serventi[51].
Il suo libretto Intorno a l'educazione domestica ebbe per proposito principale di far conoscere l'opera de l'insigne pedagogista Giovanni Locke. La Tommasini, che per la viva tenerezza inspiratale da' suoi figliuoli e pel desiderio de la pubblica utilità, dava il meglio del suo ingegno a gli studi pedagogici, i più insignificanti ed aridi fra tutti se vi si dà uno spirito dogmatico e pedantesco, i più elevati e i più degni, se coltivati da una mente aperta e da un cuore che aspiri al vero bene, trovò ammirabile quell'opera, contenente gran copia di buoni principii, facilmente applicabili, e volle farne l'estratto, che le riuscì bello di chiarezza, d'eleganza di stile, in ogni sua parte; di calore d'affetto in quanto di proprio ella vi mise. E di proprio vi mise moltissimo, ricavando precetti e considerazioni da la propria esperienza, commentando e talora anche combattendo con buone ragioni le idee del Locke in quel che avevano o di non buono o di non adatto ai tempi e ai luoghi pei quali la Tommasini scriveva. L'operetta è da lei dedicata ai figli, cui ella dice di renderla, come cosa loro, perchè essi furono il soggetto di quelle meditazioni e di quelle cure, che maturarono le sue idee pedagogiche. Essi vi dovevano trovare la storia de la propria educazione e quasi una prova de l'immenso affetto che aveva vigilato su di essi fin da la loro prima infanzia e, come una seconda Provvidenza, aveva inteso al loro meglio anche nei minimi particolari de la vita.
Quest'opuscolo de la Tommasini piacque assai; il Leopardi, severissimo giudice, lo lodava vivamente; il Giordani scriveva a l'autrice che, quantunque sentisse ripugnanza insuperabile a profferire così biasimo come lode, qui poteva francamente lodare, e innanzi tutto la scelta de l'argomento, poichè, se molto si era già scritto de l'educazione, questa rimaneva stolta e barbara, piena di vizi, lontana da ogni vero. «Giacchè della educazione pubblica (almeno per gran tempo) è disperato ogni bene, resta che ciascuno studi quanto gli è possibile a migliorare la privata senza la quale potrebbe poco riuscire a profitto la pubblica, benchè fosse men rea. Dio permetta che le vostre buone intenzioni, e il desiderio di chiunque è ragionevole, abbiano qualche effetto..... Nel vostro libretto mi è piaciuto molto un'altra cosa, tanto più che oggi è fatta rarissima; ed è una sanità di idee e nettezza di stile per la quale intendo quello che volete dire. Il che non poco importa quando si vogliano dire cose vere ed utili..... Desidero e amo sperare che alcun buon effetto non manchi di nascere dalla vostra fatica; ciò che è la più vera lode e il più caro premio d'ogni buon libro.»[52]
La Tommasini ne la sua operetta rivela la vigoria e la rettitudine de la sua ragione non meno che l'indole sua tutta affetto e dolcezza e si guadagna meritamente un posto fra le grandi educatrici italiane.
Studiare i bimbi con provvida sollecitudine e con quell'affetto che lungi da l'accecare, rende chiaroveggenti a conoscere i difetti e a correggerli, esperti ad aprire dolcemente a la vita le piccole anime, e le menti infantili a la verità; capaci di essere insieme genitori teneri ed educatori severi, di non perdere l'autorità, conservando in tutta la sua pura e feconda grandezza l'intimità familiare, consci del dovere di veder sempre nei nostri ragazzi dei figli ed insieme de gli uomini, che debbono essere, per quanto è possibile, fatti partecipi di tutte le gioie, i dolori, le vicende de la vita de la casa e di quella de la patria, fermi nel proposito di dar loro il meglio soltanto de l'anima nostra e de la nostra esistenza, perchè in essi si rispecchi la vita nostra, ma scevra quant'è possibile de gli errori e de le sventure che l'hanno turbata; persuasi di dover vedere in loro non, come gli antichi, una proprietà, ma de gli esseri che non sono noi, se non per l'amore che fonde ne la loro la nostra felicità, bensì sono altri, ciascuno una esistenza, una vita, un'anima, un atomo de l'umanità; questi che dovrebbero essere i criteri di tutti gli educatori, erano in sostanza quelli di Antonietta Tommasini. L'opera sua di madre è il più bel commento del suo sistema educativo. La figlia fu la sua più cara amica, l'intima confidente di tutti i suoi pensieri; in un tempo in cui ancora nei rapporti fra genitori e figli l'autorità prevaleva, e allontanava questi da quelli, ella si strinse vicini i suoi due cari ragazzi e volle serbarli obbedienti e rispettosi, non con un'autorità imposta, ma col mostrarsi a loro in ogni giorno, in ogni momento, in ogni occasione degna del loro rispetto. Per loro ella educava sè stessa innanzi tutto, come avrebbe voluto istruirsi in ogni scienza e come in molte cose s'istruì davvero. Ricercava avidamente i buoni libri che potevano aiutarla in questo compito, ma s'indispettiva, vedendo come nei volumi destinati a le donne e ai ragazzi non si trovi la scienza, ma piuttosto e solo qualche indizio di essa; e desiderava che uomini veramente grandi scrivessero pei bambini e pel popolo, persuasa che essi saprebbero bene dar la sostanza, non l'apparenza, il succo vitale, non le briciole pressochè inutili del sapere. Invero nulla di più falso de l'idea che tutto basti quale lettura ai giovani, a le donne, al popolo, i quali per essere educati avrebbero bisogno di cose, non di parole, o di quelle insieme a queste, e che queste fossero le grandi, nobili parole di cui germinano i grandi affetti e le generose azioni.
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