Poter che ascoso, a comun danno impera,
E l'infinita vanità del tutto.
Persuaso da l'amico ad allontanarsi da la donna che l'aveva fatto tanto soffrire, egli accettò di andare a Napoli (1º ottobre del 1833) e di vivere con lui, pur provvedendo co' suoi mezzi, per quanto scarsi, ai pochi bisogni de la sua modestissima vita. Non acconsentì il vecchio Ranieri di aver in casa sua ospite il figlio con l'amico, di cui egli aveva in abborrimento le opinioni irreligiose; e, benchè non ne resti prova alcuna, mi pare altresì che Giacomo, fiero e sdegnoso, anche nei suoi economici disagi e ne le misere condizioni del suo corpo malato, non avrebbe consentito ad esser di peso al padre d'Antonio. Perciò Costantino Margaris, amicissimo di tutta la famiglia, cercò e trovò pei due sodali, che vi scesero a pena giunti, un quartierino su la loggia di Berio, vicino a Toledo, di dove presto, perchè quell'aria era troppo bassa pel Leopardi, passarono in via Santa Maria Ogni Bene.
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Paolina Ranieri quando conobbe il Leopardi aveva diciassette anni e riuscì simpatica a lui come a tutti quelli che la conoscevano. Ella premurosa provvide tosto con la sua sagacità di donnina precoce che l'appartamento nel palazzo Cammarota fosse in modo conveniente arredato con le masserizie dal vecchio Ranieri concesse al figlio; e punto sdegnosa de l'umile prosa che è la vita d'ogni giorno, badò di procacciare al fratello e a l'amico di lui tutte le piccole comodità che pur valgono tanto. Commovente è la storia de la lunga lotta ch'ella sostenne con se stessa e co' suoi prima di lasciare la casa del padre per stabilirsi con Antonio e col Leopardi. Il vecchio Ranieri trovava la cosa sconveniente, ma in fine la fermezza de la fanciulla trionfò. Da prima ella fu solo una cara compagna di qualche ora pel Leopardi, ma quand'egli col Ranieri andò il 4 maggio 1835 ad abitare in un quartierino al Vico Pero, nº 3, presso Capo di Monte e mercè di lei vi si fu in breve ben accomodato, Antonio ottenne dal padre il permesso di condurre seco le due sorelle Paolina e Teresa; quest'ultima però stette poco insieme a loro, perchè la casa paterna avea bisogno d'una donna, ed ella vi fu richiamata. Paolina invece si fissò coi due amici, dirigendo la domestica economia e procurando specialmente al poeta, sempre sofferente, quel sollievo che una modesta agiatezza ed un cuore di donna devota possono dare. E non parlo solo de le cure materiali, che pur hanno la loro importanza; intendo ancora del morale conforto. La giovanetta massaia non era solo una infermiera e una direttrice de la casa; era anche un'anima eletta, colta, abituata a guadagnarsi con la grazia e lo spirito l'amicizia de gli uomini notevoli per ingegno e dottrina, di cui la compagnia le era stata familiare sin da' suoi primi anni ne la casa paterna. Rade volte, — diceva il Recanatese, — ci si risolve ad amare quel virtuoso in cui niente è bello fuorchè l'anima; ed è vero; altrettanto vero è ancora che la virtù riceve da la bellezza e da la grazia una luce che non le dà la fortuna, nè la gloria, un fascino, cui pochi resistono. Nè di tali pochi era il Leopardi che, fino ne l'accasciamento del suo doloroso scetticismo, serbò nel più alto segreto de l'anima il culto di ogni morale grandezza, e cui la bellezza pareva
. . . . . splendor vibrato
Da natura immortal su queste arene;
Di sovrumani fati,
Di fortunati regni e d'aurei mondi
Segno e sicura spene.