Per onorare la memoria de la perduta egli fece leggere, a l'Accademia di Archeologia, Belle Lettere ed Arti dal segretario Minervini, un discorso che la ricorda e che se pure esagerato in qualche parte, doveva aver gran fondamento di verità per poter venir letto in quel serio consesso, dove gli accademici, quasi tutti napoletani, non avrebbero potuto rimaner facilmente ingannati: essi, e se si vuole anche per pietà del collega e per procurargli un conforto, adottarono la fratellanza di Paolina, che considerarono degna di non perituro ricordo per le sue virtù e per quanto lega il suo nome a la storia de le lettere italiane ed a quella de la nostra politica unità.
L'Accademia de la Crusca, ringraziando il Ranieri che aveva fatto donare a ciascun accademico le parole da lui dettate in morte de la sorella, gli scriveva: «I dolori di Giacomo Leopardi non potranno mai essere ricordati disgiuntamente dalle consolazioni onde furono alleviati dalla sorella di Antonio Ranieri; e se in Giacomo ammiriamo la mente, nella Paolina amiamo il cuore.» Il Ranieri rispondendo, ricordava la devozione de la sorella per quel sacrario del Verbum italiano, e gli studi che su la lingua di Toscana aveva fatto la eletta donna. In un'altra Lezione tenuta ne la Società Reale il Ranieri dava notizie di una scoperta linguistica attribuendola a la sorella, vantando in lei un intuito fulmineo, una viva luce di singolare intelletto. Intitolandole i suoi Scritti vari, Antonio scrive: «No, angelo di Dio, fra te e me non v'è più Tempo. V'è solo l'eternità perchè sola ci ricongiunge... La tua vita è stata un raggio celeste, cui il Sommo Amore consentì che si fosse prolungato, alcun tempo, sulla Terra. Dov'è, su questa Terra la cosa santa sulla quale quel santo raggio non si sia ripercosso?»
Tutto il patrimonio (di 720,000 lire circa) lasciò il Ranieri al Monte della Misericordia di Napoli, perchè con esso venisse formata una Confidenza o Monte Paolina Ranieri, avente per iscopo la fondazione di un ospedale pei bimbi e le bimbe o per le sole fanciulle dai tre ai dodici anni, ospedale che dovrà intitolarsi pure al nome di Paolina.
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Due anni dopo la morte de la sorella, Antonio Ranieri pubblicava i Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi; io credo che se la sua gentile Paolina fosse vissuta, i consigli di lei avrebbero potuto, quel che non poterono le parole del fratello Giuseppe, dissuader l'autore dal dare al pubblico il disgraziato libro, il quale non menoma punto l'ammirazione, accrescendo la pietà pel poeta di Silvia e di Nerina, ma offusca quel raro esempio d'amicizia che gl'Italiani erano ormai abituati a venerare. Forse Antonio non avrebbe nè pure scritto quel libro, mentre gli stava a fianco la pia, cui da la sovrana infelicità del Leopardi non era venuto alcun senso di repugnanza, di egoistica sofferenza propria, ma che sentì invece con l'ammirazione per quel grande spirito, il bisogno gentile di alleviarne gl'immensi mali, l'attrattiva che avvince la donna vera a chi soffre.
NOTE.
[59]. Vedi Dr. Franco Ridella, Una sventura postuma dl G. L. Studio di critica biografica. (Torino, Carlo Clausen, 1897, in 8º, di pagg. XII-512.) È noto come a l'apparire del Sodalizio trattarono de la questione Leopardi-Ranieri critici insigni quali A. D'Ancona, D. Gnoli, F. D'Ovidio, R. Schöner, ec.; ora, pubblicato il libro del Ridella, la questione fu ridesta, e se ne occuparono fra gli altri il De Gubernatis ne la Vita Italiana, il D'Ovidio ne la Nuova Antologia, L. A. Villari nel Fortunio di Napoli, il Barbiera ne l'Illustrazione Italiana e moltissimi altri.
[60]. Vedi lettera a Paolina Leopardi 26 giugno 1832, a pag. 194, de l'Epistolario di G. L., vol. II, ediz. cit.
[61]. Vedi a pag. 222 e 223 de l'Appendice a l'Epistolario e a gli scritti giovanili di G. L. il proemio a la canzone giovanile «Per una donna malata di malattia lunga e mortale.»
[62]. Vedi O. Valio, La suora di carità di G. L. Evocazione, pagg. 18 e 19. (Acerra, Tipografia di Francesco Fiore, 1896, opusc. in 24º, di pagg. 20.)