Quand'egli scriveva la tragedia Pompeo in Egitto, la donna per lui non era ancora, nè poteva essere, che madre o sorella; egli pone in scena uomini soli, non osando o sdegnando porvi una donna; tanto più che Cleopatra avrebbe dovuto esser dipinta ne' suoi amori con Cesare, e Cornelia veniva naturalmente esclusa dal disegno de la tragedia, che finisce con la morte di Pompeo, dopo la quale soltanto essa avrebbe acquistato importanza e interesse. Ma ne l'aspirazione a grandi cose, ne l'entusiasmo pel valore, per la virtù, nel fuoco di parecchi versi si sente già un cuore appassionato
. . . . . . . . . non vien meno
In questo cuore il marzial coraggio,
Il romano valore, io son Pompeo.
. . . . . . . . . . . . . Pompeo
Non sa che sia timor: se vinto ei cade,
Colpa del fato è sol, non di viltade.
Quest'ardore di Giacomo si calmava sui libri, che erano divenuti una vera passione per lui e che precocemente maturavano il suo spirito; ne le spoglie de l'erudito che legge, ricerca, annota, cita, freddo e accurato, veniva nascondendosi il poeta, ma non così che il fuoco de l'anima non scintillasse ancora qualche volta, anche nei lavori più gravi. Il bisogno di sognare e l'aspirazione a qualche cosa di grande, di lontano e di sommamente desiderabile, si compendiavano ne la sete di gloria: non aveva mai potuto soffrire alcun disprezzo, «sdegnavasi fortemente e piangeva se alcuno della famiglia cedeva in cose d'onore»,[68] e godeva infinitamente de' suoi primi trionfi negli studi, nè punto pareva repugnare al sacerdozio. Da un lato, fanciullo ancora, non provava l'ardente brama di vita e d'amore che si risvegliò poi in lui; da l'altro, la sua fede era così profonda, che Paolina molti anni più tardi non poteva persuadersi de la irreligiosità di lui ed esclamava: «E non avevamo da piccoli giuocato insieme a l'altarino? Ed esso era tanto religioso che era divenuto pieno di scrupoli!»[69] Questa fede, che si rivela negli studi da lui impresi per facilitare forse il principio de la sua carriera ecclesiastica, e soprattutto nel Saggio sopra gli errori popolari degli antichi, era un trasporto d'affetto «verso quell'Essere, che non si può conoscere senza amare e non si può vivere senza conoscere»;[70] e nel suo cuore si accoppiava a sentimenti di dolcezza, di tenerezza, che, ne le meditazioni commosse, gli davan momenti d'estasi in cui egli si sentiva quasi innalzare verso l'amore infinito. Malgrado ciò, egli rimaneva pago abbastanza de' suoi studi eruditi e del mondo in cui viveva; non aveva provato bisogno o desiderio di conoscere la vita in una cerchia più estesa di quella de la sua famiglia e del suo paese; e, se pure qualche idea scettica o triste l'aveva preso, era rivolta più che a quanto lo attorniava, al mondo in generale. Ma ora egli si ridesta; da la sua biblioteca tende l'orecchio ai rumori del mondo, sente un grande ignoto fuor di quel suo refugio, e quell'ignoto lo attrae; il fanciullo comincia a divenir uomo. Primo inizio di questa trasformazione fu quella ch'egli stesso chiamò la sua conversione letteraria; come un ragazzo che incominci a considerarsi e a voler essere considerato un giovanotto, si vergogna d'esser stato trasandato ne le vesti e le cura, quasi con ricercatezza, così il Leopardi, che visse tutto ne la vita de lo spirito, non si accontenta più de l'erudizione, vuole altresì la bellezza e lo splendore de la forma e de l'arte; la fantasia e il sentimento, a lungo compressi, provano imperiosa la necessità di espandersi, ed egli comprende che solo una forma eminentemente artistica può esser degna veste del suo pensiero. Ora non ispende più lunghe fatiche sopra autori secondari, ma ricerca e vuole il bello ne le sue migliori manifestazioni; le sue letture prendono un nuovo indirizzo e più che a la caccia di notizie peregrine si rivolgono a la nobiltà dell'arte, al pensiero profondo, ai sensi degni. Torna con animo mutato a Virgilio, ad Omero, a Dante, che non ha finora compresi, e se ne commuove, e piange e freme con essi. Su l'Eneide egli «andava del continuo spasimando, e cercando di far sue, ove si potesse in alcuna guisa, quelle divine bellezze: nè mai trovò pace infinchè non ebbe patteggiato con se medesimo, e non si fu avventato al secondo libro del sommo poema, il quale più degli altri lo aveva tocco.»[71]
Non era più semplicemente un erudito, era già un vero poeta che, leggendo Virgilio, senza avvedersene, si lasciava andare a recitarlo ad alta voce, infiammandosene tutto e commovendosene talvolta fino a le lagrime. Il bello gli si è rivelato; dinanzi agli amenissimi paesaggi marchigiani, o quando una passione lo agita, l'anima sua ingigantisce; e se a l'improvviso sente da qualcuno recitare a caso qualche verso di autore classico, il suo cuore ridesto prende a palpitare; e il suo spirito, quasi a forza, tien dietro a quella poesia. Egli rifiuta tutte le sue cose passate; non è scoraggiamento il suo, bensì fiducia di poter fare assai più e meglio; a proposito di sè osa già nominare il Tasso, il Metastasio e l'Alfieri. La sua sensitività è resa più profonda dal suo stato di salute ormai tristissimo, da le sofferenze aggravate così da fargli presumere vicina la morte, che a lui non ancor deluso ne le sue più care speranze e soprattutto avido di gloria e quasi certo di conseguirla, purchè la vita e le forze non gli vengano meno, desta un senso di repugnanza e timore, e gli fa guardar con affanno disperato precipitar verso la tomba i suoi splendidi sogni. In questo periodo triste e quasi solenne l'immagine de la donna come amante gli appare per la prima volta fra quei beni de la giovanezza, che stanno per essergli strappati e cui egli tende le braccia desiderosamente; gli si palesa candida e soave ne la funerea luce che gli vela il mondo; amore e morte si rivelano insieme al poeta de l'amore e de la morte.
Nel suo Appressamento della morte, la visione d'Amore, che svolazza sopra un'immensa folla, sogghignando e avventando strali roventi, e i ricordi storici dei grandi amanti de l'antichità, non sono che reminiscenze classiche e ricordano i Trionfi del Petrarca e la Commedia di Dante: ma ne l'episodio di Ugo e Parisina v'è pur qualche accento vero e profondo: