—Sarebbe stata più buffa se ci veniva anche la principessa, come voleva il sor Domenico,—osservò Caruso col suo sorriso sarcastico.—Del resto, di giornalisti non ho visto altro che il Massa della Ragione, che ci dormirà sopra ventiquattro ore, poi avrà bisogno di altre ventiquattro per pensarci, e dopo una settimana finalmente scriverà il resoconto.

—E tu dove ti metti?—disse Fabio.

—Io non faccio più parte della grande famiglia,—rispose Caruso lasciandosi cadere le lenti dal naso con un fare stanco e noiato.—Io la ripudio, non perchè disprezzi quella certa influenza che il giornalismo conferisce, ma perchè l'esercizio del mestiere è troppo poco rimunerativo, e io ho bisogno almeno almeno di campar bene; è un mestiere da signori, che don Pio potrebbe fare, ma non io.

—Ma chi avrebbe mai supposto,—esclamò il Sorani, che era un ometto magro, tutto nervi, che non sapeva star fermo un istante,—chi avrebbe mai supposto che il principe della Marsiliana, così muto, avesse nel cervello delle idee come quella della stazione in Trastevere! Pareva occupato soltanto di sè, dei suoi cavalli, e stufo anche delle donne.

Fabio involontariamente guardò Caruso, ma questi pareva occupato a tagliare col temperino la punta di un sigaro d'Avana, e nulla rivelava in lui l'uomo che volesse rivendicare la paternità di quella idea, e molto meno vantarsi di averla suggerita. Maggiore del dispetto che provava in quel momento il Rosati per l'intruso, era la premura per il principe della Marsiliana e il desiderio di vederlo eletto; per questo, invece di allontanarsi senza parlare al Caruso, si chinò all'orecchio di lui e gli disse:

—Hai pensato a comunicare il risultato della cena di stasera ai giornali della mattina e all'Associazione costituzionale-progressista?

—No,—rispose l'altro alzando lentamente gli occhi e rimettendosi le lenti sul naso.—Credevo che questo fosse affar tuo; capirai bene, io non sono nulla, non ho nessuna veste....

—Mi pareva che tu avessi dimostrato tanta devozione alla causa del principe.

—Non mi pare,—rispose Caruso accendendo il sigaro dopo averlo considerato da ogni parte,—ma se tu lo dici, sarà. Credevo di nuocere solamente al De Petriis che mi è più antipatico come impiastricciatore di cocci, che come clericale, e pare che io abbia giovato al principe della Marsiliana. Assicurati per altro che quel tuo principe non m'ispira nessun entusiasmo, perchè lo credo una vera nullità.

Queste parole sprezzanti e il tono con cui erano pronunziate, offesero profondamente Fabio, il quale per non lasciarsi trascinare da un impeto di collera, prese a bracetto il Sorani, dicendogli: