—Che, tu sai, io non amo,—disse il principe alzando le spalle e sorridendo cinicamente.
—È proprio così; ma mettimi al corrente di quello che è accaduto; so che stasera c'è stata una cena in Trastevere.
—Sì, una cena molto buffa,—disse il principe offrendo alla madre una tazza di tè.—Io non so come ho fatto a resistere, a star serio tutto quel tempo. Pare che fossi investito a segno della mia parte da far breccia su quei vassalloni.
—Se ti sentissero!—osservò la duchessa.
—Se hanno due dita di cervello, debbono capire che tutta questa tenerezza democratica non può esser sincera; che è una commedia, e che è già una grande degnazione che uso loro se mi sottopongo a rappresentarla.
—Bella degnazione!—ribattè la duchessa ridendo mentre stringeva gli occhi, fatti piccoli dalla molta carne delle guance.—Sono essi che si degnano dare a te il loro voto, piuttosto che ad un altro, e affidarti i loro interessi morali e materiali.
—Ed è appunto toccando la molla dell'interesse che li ho guadagnati alla mia causa. Altrimenti con quella Camilla e la sua smodata devozione, non avrei potuto davvero contare sull'appoggio del Trastevere. Ho promesso nientemeno che di far trasportare la stazione ferroviaria in quel rione!
—E come ti è venuta quella idea?—domandò la duchessa fissando il figlio con aria incredula.
—Non so; è stata una specie di ispirazione; ma non ti pare una idea bella?
—Eccellente per facilitare la tua elezione,—rispose ella,—ma non so se riescirai ad attuarla.