—Tu devi avere un giornale,—disse la duchessa,—e con quel mezzo potrai fare a meno di chiedere aiuto ad alcuno.
—Ma il giornale non lo posso scrivere io e non si fa da solo. Ci vogliono dei giornalisti, e quell'individuo, che è uscito ora, è appunto tale.
—Come mi è antipatico!—disse la madre.
—Anche a me moltissimo,—rispose il principe,—ma quando si ha bisogno della gente non si va a guardare se vi è simpatica o no; si accetta quale è, e si adopra finchè ci serve; poi si getta via come uno straccio vecchio.
—Che cinismo!—esclamò la duchessa, guardando fissamente il figlio negli occhi.
—Vorreste che io mi cucissi a fianco quell'uomo per la vita?
—No, vorrei che tu sapessi farne a meno ora per non doverlo un giorno rinnegare.
—Ora non so farne a meno: in questo momento nelle mani sue sta la mia elezione e io penso all'oggi, soprattutto all'oggi, perchè voglio essere deputato.
—Ma tu sarai eletto non per conto di quell'uomo, ma per opera mia; e non te l'ho forse promesso? Perchè manchi di fiducia in me?
La duchessa cinse il collo del figlio col braccio destro e attirò a sè la testa per baciargliela.