Quella creatura, che non aveva mai amata d'amore e alla quale non lo univa neppure il vincolo dei figli, gli era divenuta così antipatica come donna e come essere pensante, che si sarebbe ribellato se ella gli avesse chiesto una carezza, come si ribellava ai consigli che gli dava. Non capiva come aveva fatto a sposarla e trattarla come una compagna.

La sera prima del ricevimento inaugurale, donna Camilla entrò in camera del marito dicendogli, con quella voce aspra che si faceva nasale quando ella era in collera:

—Mi hanno detto oggi in casa Bernielli che tu ricevi domani sera alla Stampa; spero che non sia vero.

—È verissimo,—rispose don Pio tirandosi le coperte sulla testa e facendo atto di voler dormire.

—Ma Pio, Pio!—diss'ella senza sedersi e posando su di lui uno sguardo di rimprovero.—Non capisci che deroghi al tuo nome, che tu t'infanghi mescolandoti col fango della strada?

—E qual'è, sentiamo, questo fango col quale mi piace insozzarmi?

—Il Caruso. È un uomo screditato anche fra i giornalisti; è un uomo pericoloso e ti porterà alla rovina.

—È un uomo abile, intelligente e io ho bisogno di lui,—disse don Pio. Poi, mettendosi a un tratto a sedere sul letto, aggiunse con tono secco e imperioso:

—Io non ti domando, Camilla, quali sono i tuoi consiglieri, i dispensatori delle tue carità; non mi occupo mai degli affari tuoi e tu non occuparti dei miei; questo desidero, questo voglio. La sera fammi il piacere di non venirmi più a turbare, ti dispenso da questa visita che non fa altro che irritarci maggiormente. Conosco la tua ostinazione e per mettere un ostacolo materiale alla tua venuta, mi chiuderò dentro.

Donna Camilla si conficcò i denti nelle labbra, e rispose senza lasciare il suo posto: