—E io verrò pure, ma soltanto in un caso estremo,—disse donna Camilla la quale ignorava la partenza di Maria, ma era insospettita da quel ridestarsi improvviso di energia nel marito.
Per scoprir terreno ella scrisse quella sera stessa al Rosati, che da molto tempo vedeva poco, occupata com'era incessantemente nel sorvegliare don Pio da vicino, e attese Fabio tutto il giorno seguente. Verso sera, non vedendolo, mandò a cercarlo alla Stampa, e il servitore, cui aveva affidata quella commissione, le riferì che il Rosati da alcuni giorni era in Liguria, dov'erano avvenuti gravissimi disastri cagionati dal terremoto.
Intanto don Pio aveva fatto preparare le valigie ed era ritornato cupo e silenzioso. Al momento di mettersi in viaggio, l'abbattimento, la sfiducia lo assalivano di nuovo; come avrebbe fatto a presentarsi a Maria, a parlarle, a supplicarla di perdono?
La mattina della partenza donna Camilla e la madre lo accompagnarono infatti alla stazione e raccomandarono a Giorgio di telegrafare caso mai il principe non stesse bene. Don Pio prese la via di Civitavecchia, ma con l'intenzione di non fermarsi a Montalto per andare alla Marsiliana, ma invece di proseguire per Pisa. Era libero, era solo e di quei primi momenti di libertà voleva approfittar subito, non sapendo se il domani i sospetti di donna Camilla non si fossero ridestati, se la gelosia non le avesse fatto sormontare l'avversione per il soggiorno della villa.
A Montalto era l'intendente con la carrozza ad attenderlo, e i guardiani a cavallo, con le divise verdi e la placca stemmata sul braccio, per scortare la carrozza.
Don Pio si affacciò al finestrino, e mentre il treno faceva una breve sosta disse all'intendente, che cercava di aprire lo sportello:
—Aspettatemi fra qualche giorno, vi telegraferò; un affare urgente mi chiama a Firenze; non mandate nessuno a Roma. Se giungono telegrammi da casa, apriteli e rispondete a nome mio che sto bene.
—Non dubiti, Eccellenza,—rispose l'intendente seguendo il treno che già si era rimesso in movimento.
Don Pio aveva pensato a tutto e credeva di essersi assicurato alcuni giorni di libertà, ma nonostante non era tranquillo; gli pareva che il treno impiegasse un'eternità a percorrere quella landa deserta della maremma toscana e provava ogni tanto a chiuder gli occhi cercando di prender sonno, ma l'agitazione, l'ansia lo tenevano desto. Nella sua vita facile, spensierata di gran signore, non aveva mai trepidato come in quel giorno, non aveva mai avuto bisogno di sotterfugi per giungere là dove il capriccio lo trascinava. Ora non solo voleva giungere a Venezia, ma voleva giungervi senza esser visto da nessuno. Sarebbe stato per lui un gran dolore se un conoscente vedendolo alla stazione di Orbetello o di Pisa gli avesse domandato con un risolino dove andava; se donna Camilla scoprendo che non era alla Marsiliana avesse osato sospettare che Maria lo chiamava, lo invitava a raggiungerla a Venezia. Su Maria non dovevano cadere sospetti; Maria non doveva essere offesa neppure nel pensiero, e don Pio, che non aveva rispettato nulla, che non aveva mai creduto in nulla, ora circondava Maria di un religioso rispetto e sperava dal perdono di lei la redenzione, come i veri fedeli l'attendono dal confessore quando sentono la loro anima tormentata dal rimorso di un peccato, il principe giunto a Pisa cambiò treno sollecitamente e non chiese un posto nelle carrozze Pulmann per non imbattersi con qualcuno di conoscenza; egli proseguì il viaggio fino a Bologna e Venezia, celandosi come meglio poteva, prendendo quel po' d'alimento, che Giorgio aveva cura di prontargli alle stazioni principali. In quelle lunghe ore della notte, quando il treno correva nella campagna buia, don Pio non lasciavasi sgomentare dal pensiero della rovina che lo minacciava da ogni lato, cercava conforto invece evocando la figura di Maria, richiamando alla mente le parole buone che aveva udito dalle labbra di lei. E univa quelle parole fra loro, ne formava un tutto, e con quell'insieme armonioso di bontà ricostruiva il cuore di lei compassionevole, generoso, proclive al perdono.
—Maria, Maria, il suo perdono, la sua amicizia!—esclamava confortato.