Neppure parlando a sè stesso osava darle del tu, tanto la vedeva in alto, sul piedestallo che avevale eretto con la sua ammirazione.

Dopo quel lungo viaggio don Pio giunse a Venezia spossato; la forza morale lo aveva sostenuto, ma quella fisica era distrutta dall'inerzia, dallo scoraggiamento di quegli ultimi mesi di dolore. Scendendo dal treno dovette appoggiarsi al braccio di Giorgio e farsi aiutare da lui per imbarcarsi in una gondola. All'albergo fu assalito da vertigini; gli pareva di morire; i mobili, le pareti della stanza giravano vorticosamente dinanzi ai suoi occhi come se un turbine spaventoso li sospingesse. Il desiderio di uscire, di cercar subito Maria e l'impossibilità in cui era di moversi, gli rendevano cento volte più angoscioso il suo stato. Pensava alla probabilità di ammalarsi, di non poterla rivedere, e se una malattia l'avesse inchiodato a letto, tutti avrebbero saputo dov'era, donna Camilla lo avrebbe raggiunto, avrebbe coperto d'infamia la dolce creatura....

—Sentite, Giorgio,—disse a un tratto il principe al suo cameriere,—se caso mai io mi ammalassi qui, dovete mettermi, in treno anche moribondo, portarmi alla Marsiliana e far sì che nessuno sappia dove sono stato, dove mi sono ammalato.

—Sarà ubbidito, Eccellenza, ma non sarebbe meglio avvertire un medico?

—Non voglio nessuno; andate a prendermi un eccitante; del wisky, del cognac, quello che credete; ho bisogno di rimettermi in gambe per oggi e domani, poi non m'importa più nulla.

Giorgio cercò nell'astuccio da viaggio del principe una boccetta di wisky e lo versò in un bicchiere d'argento. Don Pio lo bevve e per un momento si sentì rianimato. Si vestì in fretta e prima d'uscire ne trangugiò di nuovo alcuni sorsi. Capiva che era una vita fittizia quella che circolavagli nelle vene, ma non gl'importava; la vita vera gliela doveva infondere Maria con la sua dolce parola.

Egli uscì in gondola, percorse diversi canali e giunse a San Girolamo all'Orto, allo studio del Rossetti, di cui rammentava benissimo l'indirizzo.

Il vecchio dipingeva ancora benchè fosse quasi notte. Vedendo entrare un visitatore, in cui fiutò un signore da quei mille segni esterni che dà l'abitudine della vita elegante, egli si alzò, gettò via il berretto di velluto e con la tavolozza infilata nel pollice, si avanzò tutto ossequiente verso don Pio, e con la sua parlantina veneziana gli disse mille cose in un istante.

—Capita in un brutto momento, lo studio è vuoto; il mio quadro ultimo "Le scimmie" preso dalla commedia del nostro Goldoni, lo sa, quando son tutte radunate quelle pettegole, è andato ieri all'esposizione, gli altri sono venduti; abbiamo molti forestieri quest'anno e io non posso lamentarmi, nello studio non m'invecchia mai nulla.

Don Pio, che non voleva dire che non era l'arte che lo conduceva nello studio, ma un movente ben diverso, girava per la stanza, e vedendo un ritratto di Maria, fatto prima che ella si maritasse, quando sul volto aveva tutta la freschezza dell'adolescenza, si fermò a guardarlo, e mettendosi la lente all'occhio disse: