—Questa è la signora Caruso?

—La conosce la mia Maria? Che brava figliuola, che cara creatura, che la sia benedetta! E dove l'ha conosciuta, se non è troppo ardire?

—A Roma, alla Stampa.

—Già, già. Che peccato, Maria è partita ieri per Rovigno, l'è andata a rimettersi da una sua sorella nell'Istria. Se sapesse che piacere mi ha fatto venendo dal suo vecchio! E m'ha condotto anche il piccinino, tutto lei quel "putelo!"

—S'è rimessa bene?—domandò il principe turbato da quella notizia, e vedendo che le pareti, i quadri incominciavano a ballargli davanti agli occhi la loro ridda tormentosa, e il ritratto di Maria gli appariva ora capovolto, ora allontanato, annebbiato.

—Benone! l'è una rosa, un fiore, per lei è sempre primavera!

—È tanto bella!—disse il principe con passione.

—Quando penso che quella cara creatura è stata lì lì per morire, mi vengono i brividi e non posso far a meno di piangere,—disse il vecchio commosso asciugandosi una lagrima.

Don Pio credeva che un terremoto imprimesse ora un moto sussultorio, ora ondulatorio a tutto lo studio; si sentiva morire e il pensiero di morire in quel luogo accresceva le sue sofferenze. Il vecchio Rossetti non si accorgeva di nulla e seguitava a discorrere dell'incendio del teatro, della paura di Maria e del danno che per quell'incendio doveva aver risentito il principe della Marsiliana, quel bravo signore tanto cortese, di cui Maria avevagli così spesso parlato.

—Davvero, sua figlia le ha parlato di me?—disse involontariamente don Pio, consolato, fatto beato da quelle parole.