—Benissimo,—rispose il vecchio.

Don Pio si fermò ancora dinanzi ad alcuni studi e aggiunse:

—Adesso non c'è luce, ma al nostro ritorno verrò a farle un'altra visita e sceglierò un ricordo di Venezia, me lo permette?

Era un modo cortese per compensarlo del tempo che gli rubava con quella gita, ma il vecchio, trattandosi della sua Maria, non si rammentava neppur più che il suo visitatore era un principe romano, e gli avrebbe regalato lo studio, se avesse voluto.

—Se mi permette l'accompagno,—disse il vecchio, e senza neppure aspettare la risposta di don Pio, a testa scoperta gli spalancò la porta e lo precedè sulle scale fino alla gondola.

—A domattina,—disse don Pio stringendogli la mano.

—A domattina e non dubiti, sarò esatto: non mi accade spesso, ma domani farò un'eccezione.

Il principe tornò all'albergo senza che nessun dolore fisico lo tormentasse più. Non sentiva altro che l'immensa gioia di rivedere Maria, e di rivederla lontana da Roma, nella tranquillità di un piccolo paese, libera forse dai ricordi dolorosi che Roma avrebbe ridestato in lei. Era così felice, si sentiva così forte che aveva perduto anche la memoria delle sofferenze di due ore prima. Sulla porta dell'albergo Giorgio lo aspettava ansioso.

—Eccellenza, credevo le fosse venuto male e stavo in gran pena,—gli disse il cameriere.

—No, sto benissimo, e non mi sono mai sentito tanto bene da molto tempo. Fatemi apparecchiare il pranzo nel salotto.