Il cameriere andò a trasmettere gli ordini, e il principe, salito nel salotto, spalancò la finestra per respirare liberamente, per lasciare che i polmoni si allargassero come il cuore. Non aveva mai desiderato così intensamente nulla nella vita come di rivedere Maria, e ora stava per raggiungerla, per presentarlesi non come chi cerca di sedurla, di prenderla alla sprovvista, ma onestamente, sotto l'egida del padre di lei, come un amico che chiede all'amica una parola affettuosa, una stretta di mano e l'oblio di una aberrazione, di una colpa di cui sente la vergogna e il pentimento.

I camerieri dell'albergo entrarono portando i grandi vassoi con le argenterie, le bottiglie e i piatti, e don Pio si sedè a tavola tranquillo e lieto come uno che sente il ritorno della vita, che sente la primavera dell'anima vivificarlo col soffio caldo della speranza.

Durante il pranzo, che era servito dal cameriere dell'albergo, Giorgio entrò recando un quadro di piccole dimensioni avvolto nella carta e un biglietto. Il principe indovinando chi era che gli scriveva, stracciò la busta, si mise la lente all'occhio, e lesse:

"Al principe della Marsiliana, a un amico di Maria,—scriveva il Rossetti,—non saprei offrire un ricordo più dolce della mia Venezia, che il ritratto della mia bella e buona creatura, dipinto da me quand'ella era uno dei fiori più belli della Laguna. Io spero che il principe vorrà gradirlo perchè è offerto col cuore. Non è l'opera di un artista; è il lavoro di un padre, che ha un culto per la figlia e benedice tutti coloro che le vogliono bene."

Quelle parole, quel dono intenerirono don Pio. Egli seppe dominarsi e non fece togliere il quadro dal suo involucro finchè il desinare non fu terminato, ma appena solo strappò lo spago che teneva ferma la carta e si diede a contemplare quel volto dolce e sereno di donna, che pareva lo fissasse con i grandi occhi modesti e luminosi. Quella estasi di don Pio durò fino a notte inoltrata; non pensava a nulla, non vedeva nulla altro che il volto soave di Maria e quello sguardo, che il giorno seguente avrebbe colto negli occhi di lei.

Aveva dato libertà a Giorgio, e sicuro ormai di non esser disturbato, portò il ritratto di Maria in camera, lo collocò sopra un cassettone a destra del letto e da un lato di esso accese due candele per poterlo contemplare anche quando fosse coricato, e sul davanti sfogliò tutte le rose che erano nei vasi del salotto. E quel ritratto di fanciulla pudica, vestita di bianco, con quei lumi, quelle rose sparse davanti, acquistava un carattere sacro, pareva l'immagine di una vergine, che si fosse meritata la gloria dei buoni con le sue celesti virtù.

Il principe, spossato dal viaggio, da tutte le commozioni di quella giornata, si era coricato con lo sguardo fisso nel volto della sua santa ed era passato, senza accorrersene, dall'estasi al sogno. E la vedeva non più lì, in quella stanza, a pochi passi dal suo letto; ma campeggiante in alto, circonfusa di luce, con l'occhio benignamente rivolto su di lui, che la contemplava affascinato e non aveva altra aspirazione che quella di adorarla.


XV.

Mentre don Pio della Marsiliana si beava in quel dolce sogno, che consolavalo di tante angosce, donna Camilla aveva la febbre addosso, quella febbre che non si manifesta accelerando il moto del sangue attraverso le vene, ma congelandolo.