Fulvia sorrise a questo slancio esagerato di passione, scotendo adorabilmente la testa bruna in atto di dolce denegazione.

—Non credi?—riprese Paolo, corrucciato alquanto, come un fanciullo contrariato in una sua ingenua espansione.

—Se non ti credessi, sarei qui ad ascoltarti? Ma le tue parole ànno le ali, e volano di là del tuo pensiero. Non protestare, Paolo: a me basta che tu m’ami come tu dici che molti uomini sanno amare: poiché, vedi? io voglio comprendere il tuo amore, e, se questo è quale tu mi vai professando, mi sfugge e m’abbandona; la mia povera anima feminile non lo sa raggiungere e non lo può capire.

L’Érmoli, mentr’ella parlava con quella sua voce un po’ bassa, modulata e così pastosa ch’era un dolce riposo per l’udito, le guardava le mani quasi livide, agitate da un tremito strano, spasmodico, e le cui dita, forse troppo lunghe, sembravan molestate come da sensazioni eccessive.

—Io ti amerò, come vorrai!—soggiunse Paolo pianamente, con umiltà dolce, non alzando gli occhi, che attraeva irresistibilmente quell’inesplicabile mobilità delle mani.

Fulvia, ebbe a quelle parole un impeto di passione così subitaneo e violento da sembrar quasi simulato, e si protese verso lui:

—Allora mi amerai molto,—gli susurrò all’orecchio,—molto, e non avrai segreti per la tua Fulvia... È vero che non avrai per me dei segreti?—ripeté con ansia dolorosa, avvicinandoglisi ancor più.

Paolo levò gli occhi attoniti, per vedere se nell’espressione di lei potesse afferrare il senso arcano di quella domanda importuna. Ma trovò così splendidamente bello e vivido il suo volto, che il breve e ingiustificato sospetto si trasformò tosto nel suo pensiero in una deliziosa sensazione d’amore.

—Come siete bella!—esclamò, dimenticando l’inchiesta di Fulvia. (Eran le parole medesime ch’egli aveva più volte mormorate nell’orecchio di lei, scherzosamente, quando non teneva ancora una speranza di conquistarla!)

Ella s’oscurò in volto, come allora: sembrò le passasse su la fronte una nube di tristezza, e si trasse indietro con un atto sdegnoso, fissandolo cupamente.