IV.

L’Érmoli pagò il conto e ordinò di chiamargli una carrozza publica da Piazza della Scala. Poco dopo egli era diretto di nuovo alla casa dell’amata, d’onde, insieme con lei e con i pochi congiunti prossimissimi (Paolo s’era decisamente rifiutato a dare una qualunque publicità alla cerimonia) sarebbe andato al Municipio per la celebrazione delle nozze.

Fulvia ricevette Paolo cordialmente allegra: quando sentì nell’anticamera la sua voce, corse ridendo fin su la soglia della sala, gli prese le due mani, e lo condusse, tenendogliele sempre strette, fino al divano, dove sedeva una signora belloccia ancora e vivacissima, una cugina di lei.

—Marchesa!—disse Paolo, inchinandosi leggermente.

—Or mai, cugino, mi farete il favore di smettere questo titolo uggioso per chiamarmi semplicemente Giovanna!—strillò la piccola signora Argenti.

—Come vi piace!—soggiunse l’Érmoli, e le baciò galantemente la mano inguantata ch’ella gli stese. Poi si volse a Fulvia: