—Così.

Paolo tentò un sorriso, che si decompose tosto in una smorfia nervosa.

—Perché mai?—chiese dopo una pausa.

Fulvia non rispose: non alzò pure gli occhi.

—Ti senti forse male?

Ella fece cenno di no. Paolo corrugò la fronte, quasi la domanda, che prima le avea fatta, si fosse rivolta importuna contro di lui: e con voce più dolce riprese:

—Mi son fatto forse troppo attendere?

Fulvia lo riguardò; ma questa volta con atto di stupore; poi scosse la testa, e disse a voce ben chiara:

—Non so. Non ricordo neanche da quanto tempo io sia qui, a questa finestra.

—È mezzanotte.