Alfine Paolo alzò gli occhi verso di lei, la guardò con le pupille dilatate e fisse:
—Infine io avrei oggi il diritto di farti parlare. Il tuo contegno verso di me è stato sempre così strano e inesplicabile che anche prima d’ora, oh! molte volte avrei voluto chiedertene il motivo: ma i tuoi occhi eran così belli che l’inchiesta mi moriva sempre su le labbra sopraffatta dalle parole passionate. Che cos’ài? Che cosa pensi di me? Chi si frappone, come uno spettro, fra te e l’amor tuo? Io non so, non trovo... So che in sei mesi dacché sono il tuo fidanzato non ò avuto da te un sol bacio; che oggi, tuo marito, mi vedo respinto dalla camera nuziale, senza una ragione plausibile, per un motivo misterioso che mi manifesterai forse un giorno, se me lo manifesterai... Ora, dimmi, confessalo: non ò il diritto il domandarti che cosa celi mai nell’anima tua per me, se è odio, ribrezzo, timore, diffidenza o che cosa di peggio ancora; e di esigere anche una franca, un’aperta risposta?... In tutto questo tempo ài tu potuto dubitare un solo istante del mio affetto? Non t’ò io dato tutte le prove, ond’era capace, per convincerti che fuor di te nulla mi sorrideva al mondo? Oh! Io sono molto mutato da che t’ò conosciuta!... Ebbene per l’amor mio, che tu devi ormai giustamente apprezzare, parla, Fulvia, aprimi alfine la tua anima; qualunque cosa tu richiederai poi da me, ti giuro d’obedirti, come obedivo la mia povera mamma... Ma ora parla...
L’Érmoli si era commosso profondamente, parlando.
Spesso gli avveniva d’intenerirsi così alle sue proprie parole, fin’anche alle lacrime, a causa del subitaneo immedesimarsi de’ suoi sentimenti con la significazione esagerata delle sue parole.
—Ah! no, è impossibile!...—balbettò Fulvia, come parlasse fra sé.
Paolo le si appressò, la prese per le spalle e con accento passionato:
—Perché? Perché, Fulvia?...—le chiese.
—Perché è impossibile!...
—Impossibile, no. Tu parlerai... tu devi parlare. Io non posso rimanere sotto il peso di questo mistero... In nome di Dio, ti supplico di parlare.
Fulvia, a queste ultime parole, si tolse bruscamente a lui, indietreggiò due passi, lo guardò con una strana e forte espressione, come lo volesse dominare con gli occhi: