—Ma io non ti capisco!—esclamò Paolo, guardandola calmo, tranquillo, sicuro.
Soggiunse poi, dopo una pausa, con voce severa, aggrottando le sopracciglia:
—Tu ài sospettato di me, per Diego?
—Sì,—mormorò Fulvia, timidamente.
—Ài supposto forse che io...?!—riprese Paolo con maggior forza.
Fulvia accennò a pena col capo, affermando.
—Ah, Fulvia!...
Fu un grido di minaccia, fiero e sdegnoso, che uscì dal petto del giovine,—un grido che parve quello d’un’anima sinceramente e profondamente offesa!
—Tutte, tutte uguali voi donne! Imbevute delle più assurde romanticherie, aperte ad ogni più oltraggioso sospetto, vili, ipocrite, maligne!... Dimmi dunque: dimmi: come ài potuto sospettare di me? E perché ài sospettato così? Quali indizî ài avuti? Chi fu il tristo che t’istillò nel capo il dubbio odioso?... Dillo dunque, dillo!... E perché ài taciuto fino ad oggi? Perché m’ài accolto e lusingato, se nudrivi nel tuo cuore un così torbido concetto di me? Perché?... Dillo, via; dillo!... Taci, eh? Non ài da dire una parola in tua giustificazione?!... Io lo capisco. Tu non ài avuto indizî; nessuno ti à ispirato quel sospetto, perché nessuno avrebbe osato anche di pensare una cosa simile! Sei stata tu sola che ài concepito il sospetto, che l’ài covato, e conservato gelosamente in te, come una tua preziosa creatura! “Io ero povero, non è vero? O’ ereditato da un parente ricco un’ingente fortuna, non è vero? Sono io che l’ò ucciso! È naturale! È logico! È ovvio che sia stato così!„
Disse anche, con accento d’amaro rimprovero, con la voce tremula e fioca: