X. Tra l’Amore e la Morte.
La sera del dì successivo l’ingegnere e gli ospiti partirono. Anche Luisa, richiamata dal padre, dovette lasciare la villa e far ritorno a Milano in compagnia della sorella Boris. Su la spiaggia donna Marta e il nipote discesero a salutarli.
Quando le due barche piene, dove avevan preso posto anche Flavia e sua madre, scomparvero alla vista, la vecchia, ch’era stata prodiga d’effusioni per tutti e aveva versato anche qualche lacrima abbracciando la bionda che pure piangeva, ebbe d’improvviso un colpo di tosse secca, violenta.
— Vedi? Vedi? — le disse Aurelio, impensierito, prendendola sotto il braccio per ricondurla in palazzo. — Tu oggi dovevi fermarti a letto. Dopo l’imprudenza di jeri, tu non saresti dovuta alzarti. Prendere tutta quell’acqua! Arrivare a casa inzuppata come se avessi fatto un bagno nel lago! E tutto questo, per la tua ostinazione, per non volermi ascoltare mai, mai!... Non si poteva forse restare un’altra notte a Baveno? Non si poteva, poiché il tempo minacciava, rimandare il ritorno a questa mattina? Ma tu, no, tu, come sempre, hai voluto agire di tua testa; tu hai voluto tentare la traversata, soltanto perché io ti pregava di non farlo! E, lo sai, io te ne pregava soltanto per la tua salute.... Ora, vedi? Vedi? Hai la tosse. Ora ti ammalerai...
— Crepi l’astrologo! — esclamò donna Marta, ridendo.
— Non scherzare, mamma, — proseguì serio e accalorato il giovine: — quella tosse non mi piace, e bisogna che tu la curi prima che sopravvenga una qualche complicazione. Alla tua età i mali più leggeri son sempre pericolosi. Domani in tanto rimarrai a letto. Io esigo che domani tu rimanga a letto.
— Domani farò quel che mi piacerà.
— No, domani invece farai quel che a me piace, e sarà forse la prima volta che un caso tanto straordinario accade nella nostra vita.
Donna Marta, ancora commossa dalla scena dei saluti, non era in vena di discutere e di litigare; e concluse con un sorriso di compatimento per il nipote:
— Ebbene, domani ne riparleremo.