— Mi sembra.
— Credo sia meglio lasciarla quieta. Dorme. È la prima notte che può riposare un poco...
Aurelio voleva aggiungere: «Quel sonno non mi piace;» e non l’osò. Fece un gesto vago d’assentimento.... si ritirò ancora in punta di piedi nel suo angolo oscuro.... ricadde costernato su la sedia, afferrandosi il capo che bruciava tra le palme gelate. Il sospetto tremendo aumentava continuamente dentro di lui: egli s’esaltava. La camera era fosca, irriconoscibile; il volto dell’inferma assumeva nella sua fantasia l’apparenza d’una spaventosa maschera di cera sul pallor della tela; e la sua contemplazione prolungata diveniva tragica, poichè egli sentiva nell’aria, sopra quel volto, la presenza della Morte invisibile. Tutta la sua anima era sospesa al respiro di lei, che strepitava in una corsa matta, come un congegno guasto che il freno non regga più e stia scaricandosi per ristare d’improvviso e per sempre. Egli pensava con raccapriccio: «Ella non dorme. Quel letargo greve e affannoso non è sonno, è coma. L’asfissia è incominciata: ella non si sveglierà più.» Cercava di scacciare da sè il sospetto.... d’illudersi un poco ancora... di credere cecamente alle apparenze tranquille ch’erano intorno a lui, «Dorme,» si diceva; «non ha accusato alcuna sofferenza prima d’assopirsi. Io mi spavento senza ragione.» Ma le parole confortevoli risonavano senza eco nel suo cervello; e quelle paurose le soverchiavan sùbito, più forti, più convincenti, più imperative, come proferite al suo orecchio da un estraneo che non poteva ingannarsi.
Un tempo incalcolabile passò, senza che avvenisse un movimento nella camera dolorosa. Pioveva.... pioveva sempre. Si udiva il rombo cupo della pioggia su la campagna oscura.... si udiva lo strepito delle onde contro la spiaggia.... Di tratto in tratto un baleno muto rischiarava le vetrate, rivelando un paesaggio grigio, informe, spugnoso a traverso i fili lucidi dell’acqua cadente.... Nel suo angolo, Flavia a poco a poco s’era addormentata.... L’inferma rimaneva nella sua compostezza immutabile.... e il suo respiro, accompagnato da un gorgoglio liquido nella gola, continuava senza tregua, rapido e anelante, prevenendo i battiti regolari del pendolo.... La campana della chiesa sonò lungamente la mezzanotte.... l’orologio nella stanza la ripetè lungamente sùbito dopo.
Quando il giovine s’accorse che anche Flavia dormiva, si levò in piedi di nuovo, s’avvicinò con passo furtivo al letto, giunse inavvertito presso al capezzale.... Toccò la fronte dell’inferma.... era fredda e un poco madida!... Le prese il polso.... era di gelo, e l’arteria batteva a pena, ora agitata ora lentissima!... Si rialzò, inorridito.... Si passò una mano su i capelli, con un gesto di smarrimento supremo.... — Era possibile? Era possibile? — Un terrore subitaneo lo irrigidì, gli agghiacciò il sangue, gli offuscò l’intelletto. Tutto era oscurità e silenzio: egli non sentiva più, non vedeva più, non pensava più.... Parvegli veramente in quel punto che fosse la fine del mondo.... ed era la fine del mondo, ma non per lui!... Restò qualche istante immoto, attonito, ottenebrato d’avanti all’avola, che al suo contatto non aveva dato un segno di vita.... Poi la chiamò.
— Mamma!
Più forte la chiamò una seconda volta.
— Mamma!
La scosse, la chiamò una terza volta quasi con un grido.
— Mamma!