— È morta? Dica: è morta? — egli chiese d’improvviso con la voce rôca, senz’alzare il capo dalle mani.

— Ma no, Dio mio, no! Dorme, dorme sempre. È tranquilla. Ciò che più m’addolora è veder lei così debole, così afflitto, così disperato! Son giorni terribili, lo so; ma passeranno, vedrà, passeranno. Donna Marta guarirà, tornerà sana e lieta; si stenderà un velo d’oblio su queste tristezze. Ma se lei non reagisce, se s’abbandona così allo sconforto, finirà per ammalarsi a sua volta, e darà altri giorni d’ansie e d’apprensioni alla sua nonna e.... a chi le vuol bene!.... Su via, mi guardi! Mi lasci veder la sua faccia!...

Il giovine sentì le dolci parole passar su l’anima assiderata, perduta nelle nebbie alte del dolore, come un soffio tepido di primavera che disciolga i ghiacci d’una vetta. Il singhiozzo rincominciò più fitto, irresistibile. Un nodo di commozione gli strozzò la gola, ed egli ruppe di nuovo in pianto, violentemente.

— Ma no!.... Perchè piange, adesso? Ma perchè? Mio Dio! Non faccia così!... Aurelio!... La supplico.... Aurelio! Aurelio!...

Ella lo chiamava, ella lo pregava inutilmente. A ogni sua esortazione, il singulto aumentava, le spalle sussultavan più forte negli spasimi del convulso; e le lacrime in tanto continuavano a sgorgare copiose di tra i cigli, scendevano a rivi per le gote, piombavano a una a una su la terra nuda, come gocce di sangue.

— Aurelio, per pietà, m’ascolti! — ella gridò, con un brivido di tenerezza irresistibile; e non sapendo che fare, si chinò, si protese verso di lui, e gli afferrò con ambo le mani gli òmeri sussultanti.

Il singulto cessò d’improvviso. Egli scoperse la faccia tutta madida, solcata dai segni delle dita, sformata dalle sofferenze atroci, con la bocca viscida, con le palpebre gonfie e infiammate. La guardò come non la riconoscesse, attonito e smarrito come uno che abbia portato a lungo la benda su gli occhi.

Ella era china su lui, appoggiata alle sue spalle, e gli sorrideva dall’alto tenuamente, con un sorriso ambiguo di pena e di beatitudine, tra materno e inamorato, insostenibile e affascinante come un bagliore. Si fissarono così un tempo indefinito senza muoversi, senza parlare, comunicandosi con le pupille i loro pensieri ch’erano immensi e ineffabili, tendendo le loro anime su cui pesava tutta la mestizia e tutto il mistero delle umane miserie. Nello sguardo della donna era come una promessa, e nello sguardo del giovine era quasi un desiderio. E a grado a grado il dolore dell’uno divenne il dolore dell’altra; e la pietà di questa divenne la pietà di quello; e le loro due vite segrete, sempre disgiunte, aderirono, si sciolsero, si confusero in un sentimento unico d’una grandezza muta ed esclusiva. Essi rimasero soli, in una solitudine senza confini, fuori del tempo e dello spazio, fuori della realità, nel nulla.

E d’un tratto ella piegò, come vinta da un languore subitaneo, cadde con i ginocchi a terra, e s’abbandonò tutta quanta sul petto di lui, singhiozzando. Aurelio sentì il contatto molle del suo corpo, sentì il profumo sottile de’ suoi capelli, vide qualche cosa oscura passar d’avanti ai proprii occhi. E senza poter parlare, soffocato da un accesso violento di commozione, s’aggrappò a lei con le braccia disperatamente per il bisogno istintivo di vivere, di salvarsi, d’uscire alfine all’aria libera da quell’onda mortifera che lo sommergeva e l’annegava... E così stretti, mescolarono insieme le loro lacrime, piangendo in vano su la sorte di colei che si dipartiva e fors’anche su quella più triste di coloro che dovevan venire!

Egli primo si rialzò; egli primo riebbe negli occhi la luce e fece attenzione alle cose circostanti. La candela ardeva su la tavola, e la fiamma era immobile, acuta come una punta d’oro. La pioggia pareva cessata; nel silenzio imperturbato dell’alta notte il suo orecchio percepì il lamento lontano d’un gufo nella pineta. Egli contemplò per alcuni istanti la fanciulla prostrata a’ suoi piedi, che ancora qualche raro singulto scoteva; e poi d’improvviso le strinse la testa fra le mani, glie la rovesciò indietro, le soffiò in volto l’impeto folle della sua passione: