Ascoltarono entrambi. Veniva in fatti da lontano a ondate, sul vento, un brulichìo, un ronzìo confuso, come sotterraneo, e di tratto in tratto qualche suono fesso di trombe.

— Io vado a vedere, — annunziò l’Imberido, punto dalla curiosità, agitato da un desiderio oscuro di sfidare l’urto della Folla, di conoscere da presso l’implacabile nemico.

— Dio ti salvi le ossa! Io vado in più spirabil aere: per sorbire un tè eccellente e per fare un po’ di maldicenza. Buona sera, Aurelio.

— Buona sera, Vincenzo.

— Ricòrdati: in novembre la mamma sarà a Milano: vienla a salutare. Le farai molto piacere.

— Grazie. Addio.

I due giovini s’incamminarono in opposte direzioni. L’Imberido, fatti pochi passi, si volse a riguardare lo Sforza, che s’allontanava lento, superbo nella sua indolenza signorile, impettito, come chi sa d’esser sempre osservato e invidiato lungo la pubblica via. «Chi più nobile di costui?» pensò Aurelio, considerando con occhio intento e lucido il cugino. «Nelle sue vene scorre il più puro e forse il più bel sangue d’Italia: sangue di principi, di condottieri, di mecenati, d’artisti. E chi più vano, più vacuo, più incosciente di lui?... Che impronta di superiorità gli han mai lasciato in retaggio i suoi maggiori? Che virtù di stirpe gli han trasmessa? Egli ignora la febbre di gloria e d’impero, che ha fatti grandi quelli del suo nome e ricchi e possenti; egli disprezza il lavoro, come un’occupazione ignobile, umiliante e venale; egli ride del pericolo imminente, non perché lo misuri e raffronti con le proprie energie, ma perché non lo sa prevedere e non lo discerne. Le donne e i cavalli: ecco il suo piacere più acuto e la sua più alta ambizione!... E, come lui, sono tutti i suoi pari; come lui, vivono e pensano e si perdono gli eredi dei re, dei patrizii, dei dominatori. Forse, chi sa? anch’io sarei oggi come lui, se una provvida sventura non m’avesse sottratto in tempo alle mollizie degli ozii lussuosi e all’esempio corruttore de’ miei stessi consanguinei.» Una profonda amarezza l’invase: la sua momentanea esaltazione era già irremissibilmente caduta; i dubbii eran risorti, più terribili e più scoraggianti d’innanzi alla realità. Egli si chiese, quasi con ira: «Ma è proprio nelle mani di questi uomini imbelli e insipienti ch’io vorrei riconsegnate le insegne del potere e dell’autorità? È dunque possibile che dalle nostre razze degeneri e moriture escano d’improvviso, per un prodigio divino, i nuovi eroi, i nuovi re della Terra?»

Aurelio, così pensando e amareggiandosi, era disceso lungo il Corso fino alla piccola piazza di San Paolo. Di là lo strepito della sommossa s’udiva distinto e continuo, simile a un sordo boato di tuono: di quando in quando, alcune grida più alte giungevano a ondate, con il vento, passando ratte su la città muta, assopita al chiaror della luna, come brividi di sgomento nel sonno. Quel soffio prossimo di bufera distrasse il giovine dalle sue riflessioni: egli accelerò il passo, raggiunse in breve l’ultima svolta del Corso e si trovò all’imbocco della piazza del Duomo.

Nelle vicinanze non era anima viva: il braccio della piazza, che si protende verso il Corso, circuendo il lato settentrionale della cattedrale, languiva deserto nell’ombra grave, che projettava dall’alto la massima aguglia. Ma in fondo, d’innanzi al grande Arco, nel chiarore trionfante, un nembo nero s’addensava, ingolfandosi viepiù fitto nel vano dei portici e della Galleria. Un clamore formidabile veniva dal nembo, urlo di mille gole insieme, ruggito minaccioso d’un’immane belva inferocita.

Il giovine ristette un poco su l’angolo, osservando quella massa confusa, che sembrava immobile, avviticchiata con le radici alla terra: non vi si distingueva una figura, non si percepiva il senso d’una parola. La Folla appariva una, compatta, indivisibile, informe come un organismo elementare, pigiata e fusa come una colonia di crostacei su uno scoglio marino. E, aggregazione di migliaja e migliaja d’individui, essa era un solo corpo, aveva una sola voce, un sentimento unico, un’unica volontà, oscura e invincibile più d’un istinto.