Al giovine parve d’un tratto che scendesse uno spiraglio di luce nelle tenebre dell’anima sua. Parve come di vedere nelle onde oscure, che circondavan furenti la sua navicella smarrita, il chiarore d’una figura viva e misteriosa che lo invitava a sè con un sorriso divinamente incantevole. — A lei, a lei egli doveva andare. Verso quell’unico sorriso, che rompeva l’aspro cipiglio di tutte le cose, doveva tendere la sua anima travagliata. Verso quelle candide braccia aperte egli doveva piegare e abbandonarsi dolcemente come nel grembo alla Morte!... Non era là, tra quelle onde, nell’oblio, il riposo, la salvezza, la luce, la gioja? Là certo era l’Amore, e l’Amore era tutto: era la gioja, era la luce, era la salvezza, era il riposo. «Senza l’Amore,» cantavano i poeti, «il mondo non avrebbe più sole; senza l’Amore, la gloria, la ricchezza, la fama, la pace, la stessa fede non sarebbero se non parole vuote di senso, ornamenti derisorii gittati su un corpo piagato e difforme. Perchè, perchè vivere se non per amare?» Oh, quei poeti gli avevano spiegato il vero; quei poeti gli avevan già da tempo indicato la via sicura, insegnandogli che una sola dolcezza certa e durevole si può gustare su la Terra: l’Amore.

Il giovine levò in alto il capo risolutamente. Si disse: «Domani partirò! Domani sarò lontano di qui! Domani sarò presso di lei!» Gli apparvero in un baleno il palazzo, la pineta, l’orto, il colle solatìo; gli apparve la sala ombrosa dove l’aveva stretta a sè la prima volta nella notte tragica, tra il frastuono della bufera; gli apparve l’imagine di lei, alta e agile, in un’attitudine di grazia, su lo sfondo verde del prato.

«O Flavia! Flavia!...»

Si mosse, si diresse verso casa.

Udì il clamore della folla, che ritornava indietro confusamente, ventargli di nuovo sul viso. Non si sgominò: non cercò pur d’evitarla.

Procedette tranquillo e sdegnoso il suo cammino, andandole incontro.

XII. Il Poema eterno.

Notte d’autunno calma, lucida, benigna come una notte d’inoltrata primavera.

Nell’antico parco è il silenzio: qualche fievole fruscìo di piante, qualche gemito alto di gufi, qualche sospiro, qualche fremito, qualche brivido, ignoti....

In quel silenzio la luna, saliente per l’arco del cielo, dispensa pallidi baci di luce e cupe carezze, d’ombra....