Si direbbe che, senza cessare, la vita del parco sia stata arrestata da una volontà misteriosa in una immortale compostezza d’arte. Si potrebbe credere che a un cenno di questa volontà, non solo gli alberi e i fiori dovessero muoversi, ma le statue medesime discender vivificate dai loro stalli e avviarsi sollecite verso il fantasma che invocano.

Una campana batte l’ora, da presso....

Squilla lentamente, come per riprender lena a ogni rintocco, e poi si tace.

Mentre l’ultimo suono vibra ancora nell’aria, alcune frasche lassù, al sommo della scalea, si piegano, scricchiolando forte; e una piccola ombra si sposta....

Che avviene? È il vento della valle che sorge?...

No: una figura, prima invisibile dietro i fusti d’un oleandro, s’avanza a passo furtivo verso i balaustri....

Entra nella luce....

S’appoggia con le braccia al marmo....

Affonda intenta gli sguardi al basso, verso l’oscurità del pertugio....

Come partecipe dell’incantesimo, la figura rimane là lungamente, rigida, immota nell’immobilità del parco favoloso.