Ella lo vede, attraversa a passi celeri lo spianato delle statue e s’avvia su per la scalea bianca, in corsa.

— Finalmente!... — esclama il giovine, quand’ella gli è vicina, stendendole ambo le mani.

Il suo volto s’è trasfigurato: un rossor vivo ne tinge le guance; gli occhi raccolgono nelle pupille dilatate il più fulgido raggio lunare. Tutta l’onda di felicità, che l’ha investito d’improvviso, passa nella sua voce maschia e sonora.

— Perdonami. T’ho fatto aspettar molto... — mormora la donna, agitata, rauca, convulsa. — Ma che vuoi? La mamma è alzata ancora adesso: il babbo s’è sentito male, d’un tratto... Non sapevo come lasciarlo...

Aurelio è felice, indicibilmente felice. Ogni ansietà è scomparsa; ogni temenza, fugata; ogni nube, dispersa. La guarda con occhi intenti, e a pena ode il murmure delle sue parole. Ella ha il viso mezzo nascosto in uno scialletto nero, che le cade a punta su la fronte e si piega in doppio giro intorno al collo fino a coprirle il mento e le orecchie. La sua bellezza appare più regolare, più pura, quasi mistica in quel contorno oscuro e fittizio; e gli occhi come la bocca hanno un’espressione nuova e complessa, insieme di sgomento e di volontà tenace, che il giovine, senza interpretare, contempla e ammira.

— Vieni, dolcezza, — le dice amorosamente.

Circonda i suoi fianchi con un braccio e la trascina, passiva e quasi inerte, su su per il viale ombroso, nella pineta.

— Dio, che imprudenza mi fai commettere! — continua Flavia con la voce sommessa, sempre più affannata e più convulsa. — Pensa: per liberarmi, ho detto alla mamma che avevo l’emicrania e che andavo a coricarmi sùbito. Ma il babbo era ancora sofferente, ed ella mi ha guardata con certi occhi pieni di rimprovero!... S’ella mi venisse a cercare nella camera e non mi trovasse! Dio, sarei perduta, perduta... Non verrà a cercarmi, non è vero? Di’, Aurelio: non verrà a cercarmi?

— Ma no! Tranquillizzati. Non verrà. Perché dovrebbe venire?

— Non so, non so... Sono così inquieta, così nervosa; ho come il presentimento d’una disgrazia. Tutte le paure son dentro di me, stasera; non ho più una goccia di sangue nelle vene. Senti, senti come son fredda, — ella soggiunge, prendendogli la mano che le cinge il fianco, gelida quanto la sua.