Le loro teste si toccano: le loro bocche son vicine; egli sente l’alito di lei sfiorare la sua pelle come una carezza infinitamente leggera. Un attimo d’indugio; un lampo, un vero lampo visibile, negli occhi; una breve esclamazione, e il suo viso si piega e le sue labbra cercano il caro viso, lo percorrono tutto in un bacio lungo e molteplice, s’accostano alla bocca, alla divina bocca sospirata, e vi si arrestano umide e protese come per ferirne il mistero. Ella, sotto la furia improvvisa, sembra smarrita e sgomenta: non parla, non si muove, non cerca di sottrarsi al suo ardore e neppur lo seconda. Fredda, rigida, scossa tutta da un tremito, riceve la pioggia dei baci senza rispondere e si abbandona a lui come soggiogata dalla paura.

D’un tratto, un singulto profondo sale dalle sue viscere e un pianto dirotto le si sparge a rivi caldi su le guance.

— Anima, tu piangi! — le susurra all’orecchio l’amante, beato, immemore di tutto, avviluppandola più forte, vie più forte nella sua stretta. — Perchè piangi, ora? Perchè?...

— Anche tu piangi, Aurelio...

In fatti anch’egli piange; anch’egli ha la faccia inondata dalle proprie lacrime. Entrambi piangono insieme, come già nella tragica notte spasimosa; piangono avvinti, inconsci, disperati, — disperati come se sentissero l’ombra della Morte sempre presente tra le loro due beatitudini.

— Dio, Dio, mi par d’impazzire! — ella prorompe, sciogliendosi con un movimento brusco dall’amplesso, indietreggiando un poco, passandosi una mano nei capelli, che lo scialletto cadendo ha scoperti. — Andiamo avanti. Qui fa troppo bujo. Andiamo, Aurelio!

E sola, d’innanzi al giovine, s’interna per il viale, con un passo più celere.

Egli la segue in silenzio, turbato da una folla di pensieri inquietanti. Dopo il distacco repentino, si è fatta dentro di lui un’oscurità imperscrutabile; egli s’è svegliato come da un sogno luminoso e s’è trovato d’improvviso nel più fitto d’una notte. Non riesce a spiegarsi il contegno di lei, quello smarrimento pertinace, quel mutismo opaco mentr’egli le parlava, quella passività gelida e quasi repugnante tra le sue braccia. — Che pensa ella? Che teme? Che vuole? — Egli lo ignora, egli non sa, egli s’interroga in vano; e pure, in confuso, intende che nell’animo di lei si cela qualche cosa indubbiamente avversa al loro amore e minaccevole per la loro felicità.

Così procedono uno dietro l’altra, disgiunti da un ostacolo misterioso, lungo il sentiere che monta ora un po’ ripido a traverso la pineta.

Le tenebre son sempre densissime, rotte soltanto qua e là da qualche bolla di luce che filtra dagli interstizii e piomba sul verde cupo delle conifere.