— Va bene, molto bene, — rispose l’avvocato; — soltanto si lamenta il tuo lungo silenzio. Io ho tentato, dopo il tuo ultimo articolo, di trascinarti in una polemica; ho aspettato per una settimana la tua replica, che mi pareva non potesse mancare; non venne! Perchè? Era una domanda che ti volevo rivolgere fin d’allora, per lettera; poi le cure, i fastidii, le donne.... Sai bene, io non sono un eroe della tua forza; io pecco, come il savio, sette volte al giorno....

Scoppiò, così dicendo, in una risata sonora, e passò il braccio su le spalle d’Aurelio con un gesto che gli era abituale.

— Che vuoi? — disse questi dopo una pausa; — tu mi movevi una questione così stantìa che non valeva proprio la pena d’una risposta. Mi facevi certi squarci di metafisica dottrinaria, degni tutt’al più d’un Mazzini o, peggio, d’un mazziniano..... Il miglior servigio che ti potevo rendere era di tacere: ho voluto essere, almeno una volta in mia vita, generoso, e lo sono stato con te.

— Come? Come? Facevo squarci di metafisica, io?

— Eh, pur troppo! Mi parlavi di popolo, di diritti, di doveri, di maggioranza, di uguaglianza, di fratellanza, che so io.... Il frasario era un po’ retorico e antiquato, confessalo.....

— Per Dio! — gridò, riscaldandosi, lo Zaldini; — non hai dunque capito? Io non me ne serviva se non per chiarezza. Bisogna pur farsi capire anche da quelli, e sono i più, i quali si convincono e si convertono solamente sotto il fascino di date parole e d’espressioni consacrate. Ogni arma è buona per combattere il Nemico. E il sistema d’una larga propaganda liberale mi sembra il migliore per richiamare a noi le maggioranze che ci sfuggono.

— Ma chè! Le maggioranze? Lasciale dunque andare dove credono meglio, le maggioranze! Tu devi persuaderti che non è a queste che noi dobbiamo parlare né ora né mai. Noi siamo come gli scienziati che espongono una questione: non si curano se la folla li capisce o non li capisce. Ad essi basta d’esser compresi dalle aristocrazie intellettuali, poichè son queste che hanno e avranno in qualunque tempo il monopolio delle verità. Per il volgo tanto vale un buon ragionamento quadrato quanto un pessimo sofisma; se questo poi gli promette la felicità e la potenza, il volgo approva il secondo e respinge con indignazione il primo. Gli è per tal motivo che le maggioranze saràn sempre ingannate e sempre oppresse; e che le loro effimere vittorie, siccome son fuori della logica delle cose, non apporteranno mai, alla chiusa dei conti, se non a un nuovo assetto sociale, governato ancora dalle minoranze aristocratiche più intelligenti e più forti.

L’Imberido pronunciò queste parole con la sua voce calda ed eguale che non mutava a traverso le più aspre discussioni, sottolineandole a pena con un leggero sorriso. Quando finì, l’amico, che lo aveva attentamente seguito, annuendo a tratti col capo, lo guardò tra attonito e maravigliato, e disse:

— E perchè tutte queste belle cose non le hai scritte e non me le hai mandate a Milano per la Rivista?

— Perchè le avevo già accennate qua e là in altri miei articoli, e a me non piace di ripetermi.