Pronunzia le ultime parole con una voce spenta che non par più la sua. Poi, dopo una pausa di raccoglimento in cui gli occhi si son per poco sottratti all’investigazione acuta del giovine, lo fissa di nuovo deliberatamente, con una specie di violenza spasmodica; e riprende:

— Ebbene, Aurelio, giacchè vuoi sapere.... io non voleva più scriverti, ero decisa a non scriverti mai più...

— E perché?

— Perché... Perché credevo che non saresti più ritornato, credevo che le abitudini cittadine ti avrebbero ripreso interamente a me, facendoti sentire tutto il peso e l’impaccio del legame che si era stretto tra noi in un momento di comune debolezza. Che vuoi? Mi pareva che il nostro amore non fosse che un sogno, un bel sogno che, come gli altri tutti, non si sarebbe mai realizzato!... E ancora adesso, vedi, io non so convincermi che possa essere una cosa durevole, seria, resistente agli attacchi del tempo e degli eventi. Mi amerai tu sempre come oggi dici di amarmi? Non verrà un giorno in cui ti sarò d’ingombro nella tua via e sarà troppo tardi per potertene liberare? In quel giorno che sarà di noi?... Tu non hai mai considerato questa possibilità; ma io, intendi? io, qui sola, da che sei partito, non ho pensato ad altro. E, certo, se tu m’avessi dimenticata, se avessi cercato in qualunque modo d’allontanarti da me, credi pure che non avrei fatto un passo per richiamarti, non avrei scritto una riga per rammentarti ch’io t’amava e ti aspettava.

Egli l’ha ascoltata a testa bassa, guardando la terra, senza fare un atto di protesta. Le tre ombre vicine, ch’egli vede sul suolo, sembrano attirare tutta la sua attenzione; e in verità egli sente, sente che qualcuno estraneo sta tra loro in quel momento, a dividerli e a spiarli.

— O Flavia, — egli dice con voce dolente, poi ch’ella non accenna a proseguire: — e così tu mi parli ora, dopo quel che hai udito dalle mie labbra, uscendo appena dalle mie braccia, ancor bagnata dalle mie lacrime e da’ miei baci?...

— Aurelio, per carità, non fraintendermi! Non credere ch’io non t’ami; non credere neppure che dubiti del tuo amore. Ci amiamo, lo so. Pur troppo, so che io, io t’amo come una pazza. Ma, vedi, temo.... penso che non potrò mai renderti felice; ed è questo che mi spaventa, questo che mi fa guardare l’avvenire con una specie di terrore, come vi vedessi scritta la nostra condanna sicura!... Sai tu che non ho avuto un momento di pace, con questo pensiero sempre fisso in mente? Sai tu che ho letto le tue lettere appassionate, tremando d’angoscia per me, per te..? Sai, sai che son giunta perfino a desiderare che tu, tu per il primo non mi scrivessi?...

— Anima sublime! — egli esclama, con accento d’amaro sarcasmo, alzandosi in piedi, non per allontanarsi da lei ma per togliersi alla visione molesta delle tre ombre vicine. — Intendo: l’idillio t’ha già stancata. Vuoi che ci lasciamo? Lasciamoci.

— Oh, Aurelio!

È un grido che è uscito dalla gola di Flavia, un grido di dolore, di stupefazione, d’implorazione disperata; e le due mani si son levate con un atto istintivo verso il giovine, come per trattenerlo.