— Quanto sei ingiusto e crudele! — continua ella, dopo un silenzio, scotendo mestamente il capo. — Come mi tratti male!... Dimmi, dimmi tu, Aurelio; che fiducia posso io avere in te, quando mi parli così?... E tu non puoi giudicarmi; tu non sai le torture ch’io ho sofferte in questi giorni per causa tua, mentre tu eri lontano e tranquillo, torture d’ogni genere, torture che mi venivano da ogni parte come una persecuzione! Se fossi libera della mia volontà come tu sei, se potessi liberamente disporre della mia vita, forse avresti ragione di sospettare di me, di rimproverarmi questi scrupoli, queste paure, queste esitazioni... Ma io, lo sai, non sono sola, io vivo in famiglia, e molte volte debbo seguire la volontà altrui più che la mia, debbo pensare agli altri più che a me stessa. E non ho il diritto di rendere infelici i miei cari, di sacrificarli leggermente al mio egoismo, di ricambiare il loro affetto con la disobbedienza e con l’ingratitudine...

— Flavia, — egli interrompe, mettendosi in faccia a lei con le braccia conserte, fissandola violentemente come per penetrare a forza nel fondo della sua anima, — tu mi nascondi qualche cosa...

— Ma no... voglio dire...

— Sì, sì, tu mi nascondi qualche cosa!

Una breve pausa, in cui i loro respiri affannosi s’alternano, in cui i loro sguardi s’interrogano reciprocamente, avidi e sospesi....

E poi, d’improvviso, un’esclamazione rauca di lui, l’urlo breve e soffocato d’un uomo colpito a morte.

— Ah, ho compreso!... So, so di che si tratta!

— Che cosa sai?

— So tutto!

— Aurelio?...