— Tutto, tutto. Nega, se puoi: tu devi sposare l’avvocato Siena!
— Chi ti ha detto...?
— Ah, lo confessi?... È vero, dunque?
— Ma chi ti ha detto questo?
— Presto, rispondi: è vero? È vero?
Ella sùbito non risponde. Appoggia i gomiti alle ginocchia e nasconde il viso tra le palme, in un atteggiamento di prostrazione suprema. Piange?
Il suo corpo reclinato non ha un fremito: la sua ombra è immobile, accanto all’altra ombra immobile dell’erma.
— È vero! È vero! — ripete il giovine nel silenzio, come un’eco fioca e lontana.
Lascia cader le braccia lungo i fianchi, e rimane a lungo attonito, in contemplazione della donna così prostrata e quasi vergognosa d’avanti a lui.
— Ascoltami, Aurelio. Ormai è necessario ch’io ti dica tutto... perché tu possa giudicarmi, e al caso anche consigliarmi. Sì, è vero: l’avvocato ha chiesto la mia mano e mio padre glie l’ha accordata... senza chiedere un mio cenno d’assenso, puoi imaginare, perché, se l’avesse fatto, avrei risposto senz’altro con un rifiuto aperto e decisivo. È inutile che ti racconti ora le scene che son successe in quest’ultima settimana tra me, il babbo e la mamma, quando poi ho cercato di ribellarmi, di far prevalere i diritti del mio cuore su le dispotiche pretensioni della loro esperienza e della loro autorità. Il babbo ha gridato, ha imprecato, ha detto che aveva impegnata omai la sua parola per concludere ogni volta con la stessa terribile frase: «Devi sposarlo e lo sposerai»; e la mamma, poveretta, non ha fatto che piangere, supplicarmi, dimostrarmi tra le lacrime e le carezze ch’io respingeva per un capriccio la fortuna della mia vita, infliggendo un dolore immenso e immeritato a loro due che in fine non volevano se non la mia felicità!... Tu, tu, Aurelio, eri lontano.... Se fossi stato qui a sostenermi nella lotta, a consigliarmi, a infondermi la fede nel tuo amore, oh, non avrei ceduto.... Ma tu non arrivavi mai, mai.... e i dubbii nel mio cuore, quei dubbii che tu conosci, divenivan sempre più forti, mi circondavano, mi schiacciavano, mi toglievan forza e coraggio assai più delle rampogne del babbo, assai più delle preghiere della mamma!.. Quando io mi rifugiavo nella mia camera per sottrarmi alle pressioni dell’uno o dell’altra, i dubbii, vedi, incominciavano ad assalirmi da ogni parte; ed io, affranta, smarrita, sfiduciata mi chiedeva se non sarebbe stato meglio anche per te che accettassi, se non avrei fatto sopra tutto il tuo bene, liberandoti da ogni legame con me.... Jeri, proprio jeri, poco prima che l’avvocato giungesse, la mamma mi chiamò a sè e, implorando, singhiozzando, ricorrendo a ogni mezzo di persuasione, riuscì a trascinarmi vinta e rassegnata d’avanti al babbo!.... Ora che si fa, Aurelio? Che posso fare? Che debbo fare?... Consigliami tu, dimmi, ordinami tu quel che debbo fare ed io, lo giuro, ti obedirò a costo di qualunque follìa!