Ella ha parlato calma, senza un gesto, con un’espressione di serietà ferma e misurata, tenendo continuamente fissi gli occhi, che sono asciutti e solo un po’ rossi per le lacrime di prima, in quelli intenti d’Aurelio.
— Flavia, — dice questi, dopo un’esitazione cupa, — non bisogna che t’illuda: io sono povero, molto povero. L’agiatezza, di cui la mia povera mamma ha potuto fortunatamente godere fino all’ultima sua ora, ella la traeva da un vitalizio... Io sono povero; e costui in vece è ricco; egli può assicurarti un’esistenza felice, senza privazioni di sorta e senza preoccupazioni per il domani. T’amo troppo, Flavia, per esigere da te un sacrifizio di questo genere: se tu credi di potermi lasciare senza grande dolore, io mi rassegnerò, m’eclisserò, andrò lontano e, t’accerto, non sentirai mai più parlare di me in vita. Vuoi che ti consigli, come un amico, come un fratello?... Sposa quell’uomo e dimenticami.
— Anche tu! Anche tu m’abbandoni!.... — ella grida esterrefatta, congiungendo le palme come in atto di preghiera. — Ma non capisci, Aurelio, ch’è impossibile? Non capisci che non l’amo, non l’amo e mai non potrò amarlo? Non capisci che non potrò mai esser felice, insieme con un uomo che mi spiace e mi ripugna?.... Oh, è con un senso d’orrore indicibile ch’io penso al giorno in cui sarò sua, in cui dovrò appartenergli tutta, anima e corpo, per sempre!...
Ella s’interrompe, senza respiro: ha un sussulto violento, un moto istintivo di raccapriccio, quasi avesse già visto la mano del tiranno avvicinarsi sicura e audace alle sue carni. Si passa le dita nei capelli, e soggiunge con un accento di disperazione infinita:
— Dio, o mio Dio, quanto sarò infelice!
— Ed io, Flavia, ed io?!.... Io, che non ho nessuna persona cara vicina a me? Io, che non ho altri che te al mondo e, perdendoti, non posso sperare in una parola di conforto e d’incoraggiamento da nessuno, intendi? da nessuno....?! Pensa, pensa quando ritornerò solo nella mia casa deserta e dirò a me stesso: «Tutto, tutto è finito!» Che sarà poi? Dove porterò il mio dolore? Come potrò trovare un mezzo, se non di vincerlo, di lenirlo, di renderlo sopportabile al mio povero cuore ancora affranto dall’altra terribile sciagura?... Oh, la morte, Flavia, non c’è che la morte che possa sorridermi, quando ti avrò perduta.
— No, la morte no! Non la morte! — esclama ella, precipitosamente, poichè vede le palpebre del giovine gonfiarsi di nuovo e luccicare.
Qualche cosa d’oscuro passa come un fulmine ne’ suoi occhi. Ella sembra concentrarsi tutta in un suo pensiero, come chi riflette e delibera su l’istante. Poi scrolla il capo, il suo viso fiammeggia d’una gioja selvaggia, e, inchinandosi verso di lui:
— Ascoltami, Aurelio, — dice. — Ho un’idea pazza, pazza come sono io in questo momento. Un solo rimedio c’è omai per salvare te, me, la nostra vita, il nostro amore!... Dopo che t’ho visto, dopo quel che ho udito dalle tue labbra stanotte, io sento che non potrò mai esser d’altri che tua.... e tua sono da questo momento, pronta a offrirmi a te così, tutta quanta, appena tu lo voglia!... Nessuno sa che sono uscita di casa; le notti son lunghe, ora, e l’alba è lontana:... se mi vuoi, Aurelio, (bada: se mi vuoi) stanotte stessa abbandono la mia famiglia, ti seguo, fuggo con te.... Sarà un colpo tremendo per il babbo, e sopra tutto per la povera mamma.... Non m’importa: sono essi che l’hanno voluto.... E, non temere, Aurelio; più tardi essi medesimi finiranno per cedere, per acconsentire alla nostra unione e perdonarci..... Al punto in cui siamo, soltanto una follìa, una grandissima follìa ci può salvare!
Straordinario è lo slancio di passione e di volontà, che ha rialzato la voce, tutta la persona di Flavia in quel momento. Una nuova creatura è apparsa in lei d’improvviso e s’è rivelata all’amante in tutta la sua magnificenza: una creatura superbamente bella, sostanziale, foggiata per l’esperienza d’amore, maturata dalla avversità, forte, pugnace, sicura del suo scopo, schiusa a tutte le sensazioni e pronta a tutti gli ardimenti.