Il giovine la guarda stupito, incerto, come sopraffatto da tanta bellezza e da tanta energia morale. Ma la sua esitazione non dura che un attimo. Anche il suo capo si scuote, anche i suoi sguardi fiammeggiano, anche la sua persona s’aderge fiera e possente nella notte come la figura d’un eroe.

— Vuoi? — egli chiede.

E la sua voce è dolce, serena e pur risoluta.

— Aurelio?!

— Vuoi? — egli ripete, stendendole la mano con un gesto semplice e solenne.

— Oh, grazie!

È un grido, ma un divino grido d’ebrezza, di gratitudine e d’abbandono. Ed ella di sbalzo s’è levata in piedi per gittarsi perdutamente tra le sue braccia. E le labbra hanno cercato spontanee quelle di lui, si sono unite con queste, si son fuse insieme in una prima concordia di voluttà furiosa, quasi frenetica, come labbra arse dalla sete che suggano l’acqua d’una sorgente impreveduta.

— Grazie, Aurelio! — ella prosegue, staccandosi dal bacio, interrotta a tratti da un breve riso nervoso. — Tu m’hai ridato la forza, m’hai ridato la vita, la fede, la felicità!... Ora, vedi, non son più sgomenta, ora non tremo più... Qui, tra le tue braccia, mi sento così sicura che sfiderei il mondo.... Oh, il dubbio, l’orribile dubbio che tu avessi a sdegno il mio amore e provassi onta del tuo!... È finito, è finito, non c’è più!... Dio, mi sembra di morire, tanto sono beata! Mi sembra d’esser divenuta un’altra donna.... Non temo più nessuno, non temo più nulla.... Sono tua, tua, tua.... a dispetto di tutti, a costo di qualunque felicità che non sia la nostra!... Vedi, Aurelio: adesso sento che potrei anche affrontare il babbo e farlo piegare alla mia volontà.... In fine, perchè dovrei aver paura di lui? Che mi può fare? Sono io dunque la sua schiava? E il nostro amore è forse un delitto, chè noi per difenderlo si debba fuggire?... Grazie, Aurelio, mille volte grazie! Tu sei buono.... e mi ami.... ora son certa che mi ami.... Una tua parola è bastata a rischiararmi tutta l’anima; è bastata a ridonarmi la ragione e la calma, a indicarmi la via migliore per raggiungere il nostro intento.... Io resto, ora, io resto qua.... Non bisogna più fuggire.... Ieri ho detto: «Sì»; ebbene domani dirò: «No, no, no», e il mio rifiuto sarà irremovibile.... Oh, Aurelio, amore, mio amore!...

E, con un moto languido e felino, si raccoglie palpitando sul suo petto, umile d’un tratto, tanto debole e sottomessa quanto le sue ultime frasi sono state energiche e risolute.

Il giovine non pensa più, non considera più. Estatico, travolto da quell’onda improvvisa di passione, egli segue e rispecchia ogni atto di lei, ogni moto delle sue labbra, ogni capriccio della sua volontà, come se tutto si fosse annullato nella sua mente. Una cosa egli intende, una sola cosa, questa: la donna ch’egli ama è lì, avvinta a lui, fiduciosa, inebriata dal suo bacio, tutta sua alfine; è l’ora suprema delle delizie e degli oblii; e in torno si distende una notte profonda, piena di segreti e d’incanti. Bisogna amare, inebriarsi, sognare.