È questo l’ultimo fuggevole lampo di passione in lei — il primo dopo il risveglio.

Ella lo bacia su le labbra con un furore disperato; si scioglie immediatamente da lui; tenta di ricomporre un poco il disordine dei capelli e delle vesti; poi, senz’altro, gli volge le spalle ed esce in corsa dal nascondiglio.

— Ti amo! Ricordami! — le grida dietro il giovine, che il suo sgomento e la sua confusione sembrano aver reso anche più sereno e più grato.

Ella non fa cenno d’averlo udito.

Attraversa il prato a brevi passi assai rapidi; giunge all’imbocco oscuro della pineta e, senza più rivolgersi, s’occulta d’un tratto in questa, — anzi meglio è dire, per esprimere la sensazione ch’egli n’ha avuta, vi si sprofonda.

Rimasto solo, Aurelio s’incammina lentamente verso il poggio, sospinto da un bisogno intenso di spazio e di frescura. Persiste dentro di lui quel sentimento di placida allegrezza, che l’ha invaso destandosi dal suo sogno di delizia, riprendendo la coscienza della vita al fianco d’una donna amata, nei limpidi prestigi mattutini. Pare a lui in quel momento che tutta la bellezza dell’Universo gli si spieghi d’avanti agli occhi soltanto per festeggiare la sua presenza. Pare a lui che la luce della propria persona sia quella che illumini con palpito crescente le cose circostanti e la vólta del cielo. Un’onda di poesia gli scorre nel sangue; i polmoni gli si dilatano ai sapidi effluvii della campagna; le idee gli balzano dalla mente agili e leggere, ciascuna portando in sommo l’imagine incantatrice; e una rifioritura di giovinezza gli si schiude nel cuore, come un’aspirazione possente alla semplicità originaria, ai salubri esercizii corporali, a una vita di piacere quasi selvaggia, alla grande e spensierata e primitiva libertà degli infimi o degli eroi.

E la sua anima dice, esultando: «Ah, finalmente: anche la mia festa è incominciata! Finalmente: anche per me è battuta l’ora divina della rivelazione! A che soffrire? A che combattere? Perché inseguire affannosamente una Chimera, che sfugge a ogni presa e, anche raggiunta, non lascia tra le mani se non un cencio vacuo e inutile? Amare! Magnificamente amare! Ecco il segreto della gioja di vivere! Ecco la causa suprema e il supremo scopo d’ogni esistenza creata!»

Egli vuol rivolgersi in dietro ancora una volta verso il Dolore e verso l’Ideale; ma non riesce più a scorgere nè l’uno nè l’altro. La Donna è venuta; e con essa il riposo, l’oblio, l’umiltà, l’acquiescenza beata all’eterna incommutabile legge che regola nell’infinito spazio il trasmutare della materia organica.

Così egli sale, solitario tra i mobili rossori dell’aurora, la dolce erta impressa dalle orme di mille passanti, verso un’altura limitata perduta tra altre innumerevoli alture.

Intorno a lui, i rami degli alberi vacillano a pena a pena, abbandonando al vento qualche foglia vizza o qualche stilla di rugiada. Nella calma pallidezza dell’aria un nuvolo di passeri mette un cinguettìo vivace; i galli, delle fattorie sparse su le colline, mettono i loro gridi spavaldi; e le pecore dai chiusi, qualche tenero belato; e le giovenche, qualche profondo cupido mugghio; e un asino dalla valle, il suo immenso singhiozzo, unico lamento nell’universale gajezza delle cose.