— Stupida! Stupida! — gridava l’altra che la rincorreva.

— Io lo so. Il mio fratellino m’ha detto d’avervi incontrati soli, sul tardi, vicino al camposanto....

— Stupida! Non è vero!

— È vero! E m’ha detto che vi siete baciati....

— Non è vero!

— E che avete preso la strada dei monti....

— Stupida! Stupida! Se ti piglio....

Le grida si confusero, s’affievolirono, si spensero presto nel silenzio del bosco.

Quando fu sicuro di non esser veduto, Aurelio uscì dal nascondiglio, e riprese la sua via a passo più veloce, quasi volesse sottrarsi al fascino della scena inaspettata. Le parole audaci di quelle fanciulle, il suono delle loro voci, i loro scoppii nervosi d’ilarità, quella fuga ninfale su l’erba fiorente tra i fusti muscosi delle querce, gli avevan dato un senso d’ebrezza, che non gli era del tutto ignoto e lo sgomentava. Dentro di lui la scena aveva risvegliato il ricordo d’un’altra somigliante: la prima improvvisa apparizione di Flavia e di Luisa su la scalea marmorea, negli estremi chiarori del vespero, e la fantastica fuga nella pineta. Anche la commozione provata allora rassomigliava assai a quella da cui si sentiva posseduto in questo momento: una specie d’alterazione indefinibile, una violenza di cose soffocate, come un vaneggiamento leggero che non gli permetteva di distinguer nettamente dentro né intorno a sè. Ma questa volta la commozione era men chiara, più complessa, più aspra: pareva avvelenata da alcunchè di sgradevole e quasi di doloroso.

«L’Amore, sempre l’Amore!» egli si ripeteva cercando di dominare la strana inquietudine dello spirito, mentre camminava a grandi passi tra le siepi arborescenti della via. E le due visioni l’accompagnavano ostinate e moleste, come un profumo troppo forte che lo avesse investito.