Ella affermò a pena, col capo.

— Sempre la stessa storia! — mormorò il giovine, stringendosi nelle spalle. Poi si rivolse ancora a lei: — E dove te ne andavi or ora con tanta fretta?

— Andavo a Laveno.

— A Laveno? E per che fare?

— Per cercarmi un posto....

— Così sùbito?!.. Via, non far sciocchezze, Camilla! Adesso torna a casa: avrai tempo più tardi per pensare ai fatti tuoi.

E s’incamminò, sorridendo con un poco d’amarezza, verso il palazzo.

Presso la porta il guardiano, un vecchio robusto e sanguigno dalla folta capigliatura grigiastra e dagli occhi di volpe, era seduto sopra una delle lastre di granito infisse nella parete, intento ad affilare il falcetto, e fischiava allegramente.

— Olà, Giuseppe! — gli gridò Aurelio, salendo i gradi del rialto. — È vero che il vostro piccino s’è fatto male?

— Oh, signor conte, una cosa da nulla! Il monellaccio è ruzzolato mentre correva per il cortile.... Che vuole? Non può stare un momento quieto! Lo si sorveglia tutto il santo giorno; ma non serve. Egli sa trovar sempre il momento buono per farne qualcuna delle sue!...