— Ah, che cosa ha fatto?... Ha percosso a sangue il povero piccino del guardiano...

— Non è vero, — asserì Aurelio con la stessa voce dolce, fissando l’avola negli occhi.

Ella ebbe un sussulto repentino. Quasi per un prodigio, parve che il suo corpo esanime ritornasse d’un tratto alla vita. Si levò ritta a sedere e, affrontando violentemente lo sguardo di lui:

— Come, non è vero? — gli gridò con tutta la sua forza. — Oseresti anche smentirmi per difendere quella sguajata?!

— Mamma, via, non arrabbiarti così, — Aurelio s’affrettò a soggiungere in tono anche più blando, persuasivo: — non è proprio il caso. Parliamo un poco con calma. Si tratta d’assodare un fatto; non di discutere. Ora tu affermi, che Camilla ha battuto quel bambino. Lo affermi forse perchè l’hai sentito piangere. Ebbene, credimi, t’inganni: il guardiano stesso, ch’era presente, m’ha assicurato che suo figlio è caduto mentre correva nel cortile. E nota che Camilla non l’ha visto neanche cadere!

Donna Marta ascoltò queste parole, contenendo a stento l’ira che le bolliva dentro. In verità, ella era così certa della sua supposizione che ogni più valida prova negativa non sarebbe riuscita a insinuarle la punta d’un dubbio. Abituata sin dai tempi di suo marito a un imperio incontrastato su tutti quanti l’avvicinavano, resa anche più irritabile dai nervi impoveriti di sangue, ella non poteva ormai tollerare una contradizione, sotto qualunque forma le venisse rivolta; e s’adombrava, e inviperiva, e perdeva, nello sdegno per l’offesa, ogni senso d’equità e di misura. Quando poi l’opposizione contro di lei partiva proprio da suo nipote, che ella considerava come un vassallo per tema di dover sopportare come un padrone, la rivolta del suo spirito indisciplinato era così folle e veemente che l’ultimo bagliore di ragione andava nel tumulto miseramente perduto.

— Tu dunque l’hai vista? — ella disse, mordendosi le labbra. — Tu hai parlato con lei?...

— Sì, mamma. Ho parlato anche con lei.

— Capisco. Hai voluto ricever l’imbeccata!... E, come sempre, hai preferito credere a una serva che non a me...

— Oh, Dio, mamma... — esclamò Aurelio, che cominciava a impazientirsi. — Se debbo parlarti schietto, ti dirò che non ho creduto né all’una né all’altra. Si trattava di sapere se una cosa fosse avvenuta o no. Capirai bene che non era il caso di far distinzioni di grado o d’autorità o di merito tra le persone che contendevano. Ho ricorso alle testimonianze e mi son persuaso che non era avvenuta. Vuoi forse che ti affermi ora il contrario, per compiacerti?