Donna Marta ebbe un sogghigno, e disse con sarcasmo feroce, sillabando quasi le parole:
— Peccato davvero che tu non abbia fatto l’avvocato.... ma non di queste cause, s’intende!... All’enfasi che metti nel difendere la tua protetta, si direbbe...
— Che cosa? — interruppe con forza Aurelio, guardandola fissamente.
— Oh! Oh! Credi forse di farmi paura con quegli occhi?
— Ti prego di spiegarti, mamma. Che hai voluto dire?
Ella non rispose sùbito; alzò sdegnosamente le spalle, mentre il sogghigno di prima le ritornava anche più mordente su le labbra. Il giovine fece un passo avanti, e ridomandò quasi per violenza:
— Via, rispondi, mamma. Lo esigo! Che hai voluto dire?
— Ebbene: ho voluto dire che al tono, con cui tu ora mi parli, si crederebbe che costei sia la tua amante!
Aurelio illividì. Benchè alla prima reticenza avesse già imaginato il pensiero dell’avola, l’enunciazione aperta e brutale di questo lo colpì atrocemente quasi un colpo di maglio nel mezzo del petto. Insulto più grave non gli si sarebbe, no, potuto scagliare; egli, il puro, il casto, l’insensibile era d’un tratto accusato d’amoreggiare trivialmente con la propria cameriera. Il giovine non ebbe tempo per riflettere; sentì il soffio ingiurioso passar su la fronte, e la vista gli si ottenebrò.
— Come sei volgare! — disse sordamente, stringendo i pugni e atteggiando il volto a un’espressione di profondo dispregio. Poi, per non aggiungere altro, con un moto subitaneo volse le spalle a donna Maria, e uscì correndo dalla stanza.