Si diresse alla piccola tavola da giardino, che donna Marta aveva fatto collocare a un capo del portico d’avanti alla sala da pranzo, vi depose il bacile, e, con la stessa sollecitudine, canterellando, rientrò.

— Eppure quella ragazza non mi dispiace — disse la vecchia, seguendola con gli occhi sorridenti. — Un po’ d’allegria ci vuole; e noi veramente non siamo molto allegri!

Mentre essi sorbivano in silenzio il caffè, le vicine uscirono dalle loro stanze dopo aver pranzato. Come per prodigio, d’improvviso l’antico cortile si animò: le tre donne parlavan forte, ridevano, si chiamavan festosamente, suscitando nel luogo sonoro un intenso strepito d’echi. Quando s’avvidero della presenza di donna Marta, le loro voci divennero anche più alte nei saluti, i loro passi risonaron rapidi e concitati sul lastrico per accorrere più presto verso di lei.

— Buona sera, donna Marta!

— Come sta, contessa?

— Che piacere di vederla....

— Si parlava appunto di lei, or ora....

La vecchia s’era levata in piedi e diretta incontro ad esse, sorridendo alquanto confusa da quel chiasso, curvandosi ora verso l’una ora verso l’altra, porgendo ad esse le povere mani vizze, ceree, tremanti. Aurelio in vece era rimasto ritto al suo posto, e aspettava con aria distratta che le consuete espansioni femminili fosser finite. Dopo poco, lentamente, s’avvicinò al gruppo; strinse la mano alla signora Boris; salutò con un inchino e un sorriso la bionda, che rispose lanciandogli un’occhiata piena di malizia; si volse in fine a Flavia e, senza guardarla negli occhi, mormorò con un fil di voce, abbassando alquanto il capo:

— Signorina, buona sera....

Ella pure abbassò il capo, ma non fiatò. Anzi, si volse sùbito verso Luisa, e si diede a parlarle di cose indifferenti, con un po’ d’alterazione nell’accento e nei gesti.