E a poco a poco, con qualche interruzione di silenzio, come rispondesse a un sèguito di domande esatte che il giovine le indirizzasse, narrò intera la sua storia d’amore, a voce bassissima, senza uno scatto, mostrando solo dagli occhi l’indignazione profonda e il cordoglio che i ricordi ancora agitavano in lei. — La famiglia Bracci era venuta per ben cinque stagioni, senz’intervallo, a Cerro in campagna; e negli ultimi tre anni aveva preso in affitto appunto quell’ala del palazzo de Antoni ora abitata dagli Imberido. Quand’ella lo conobbe, Federico era un giovinetto ancora imberbe, studente di Liceo, biondo, roseo, paffuto, con due puri occhi celesti d’una rara chiarezza, con un’anima così semplice come quella d’un fanciullo. Incominciarono a giocare insieme spensieratamente e finirono per amarsi. Ella, ingenua fantastica appassionata, s’invaghì perdutamente di lui, forse soltanto perchè era il primo uomo che aveva saputo aprirle il cuore alla luce della vita; provò per lui un sentimento irresistibile, esclusivo, morboso, una specie di feticismo, di soggezione a un tempo umile ed eroica; lo giudicò in ogni cosa perfetto; ne ornò e corpo e spirito d’ogni grazia e d’ogni virtù. Perchè negarlo, oggi? Ella, durante quei tre anni d’illusione, fu in verità molto felice; così obliosamente felice che non potè nascondere a’ suoi stessi parenti la festa dell’anima sua. E questi, che su le prime eransi mostrati non poco ostili al suo nuovo legame, a mano a mano, persuasi dal contegno e più dalla perseveranza dei due inamorati, parvero alfine accettare il fatto compiuto con una certa benevola tolleranza. Dopo il secondo ritorno dalla campagna in palazzo, a Milano, essi permisero anzi a Federico di frequentare la loro casa; ed egli ben presto ne divenne non solo assiduo, ma familiare. Ciò significava che anche i suoi genitori avevan ragione di credere le sue intenzioni assolutamente serie e oneste, non è vero? Quanto a lei, si sentiva a quel tempo così tranquilla e fiduciosa nell’amor suo, che, se qualcuno le avesse detto di dubitare di Federico, avrebbe risposto: «Di Dio piuttosto che di lui.» Oh, com’è facile ingannarsi quando l’inganno ci è dolce!... E quanto sono indegni gli uomini d’essere creduti e d’essere amati!... Un anno dopo ogni rapporto tra loro era rotto, e per sempre.
— Ella ha dunque molto amato quel giovine? — chiese Aurelio sotto voce, quasi con ansia, quand’ella tacque bruscamente senza dare un sol motivo a quella separazione.
— Tanto, che non potrò mai più amare. Una delusione, come questa che ho patita, basta a distruggere in un cuore ogni entusiasmo, ogni fede, ogni confidenza, per sempre!
— Vuol dire che lo ama ancora? — egli mormorò.
Flavia non rispose; fece solo col capo un segno leggero di diniego.
— Certo, certo! Le pare?... — proruppe d’un tratto Luisa. — Flavia s’ostina a negare, ma si capisce che lo ama solo a guardarla bene negli occhi.
Mentre quelle memorie Flavia assembrava e raccontava con la voce dolente, Aurelio, un po’ chino verso di lei, sembrava che seguisse attentamente ogni sua parola, benchè di quando in quando fosse distratto da qualche pensiero intimo che gli sorgeva spontaneo nella mente. Egli in principio era stato colpito e maravigliato, sopra tutto dall’aspetto e dal tono inconsolabili di lei. — Era dunque quella medesima la creatura di gioja, che aveva empito in quel giorno i silenzii del giardino con lo squillante suo riso? Era quella mesta, la quale spargeva lacrime e fiori come sul sepolcro della propria anima, la giovinetta spensierata ch’egli aveva sentita tutta trepida e ardente palpitare tra le braccia? — Poi, a poco a poco, inavvertitamente era stato dallo stesso racconto preso, commosso, attristato; era discesa sul suo spirito, mentre Flavia narrava, una malinconia indefinibile, quasi un senso di solitudine e di scoramento. In fine, quando Luisa affermò che la cugina amava sempre quel giovine pocanzi sconosciuto anche di nome, parve d’un tratto all’Imberido d’esser morso da un sordo sentimento d’ostilità, da un’antipatia aspra e profonda contro di lui. «Codesto indimenticabile sarà probabilmente un qualche uomo incolto e dozzinale,» egli pensò; e, come il suo dispetto si volse da questo all’inamorata, aggiunse sùbito, gittando a Flavia uno sguardo, pieno d’irrisione e quasi di sprezzo: «Degno di lei, senza dubbio.»
Eran giunti alle prime case di Ceresolo, dove il sentiere si biforca, e una viuzza scende alla antichissima chiesa e al lago, mentre l’altra si dirige su tra i dirupi verso la borgata d’Arolo. Dovettero fare una sosta nell’oscurità per aspettare le due donne, ch’eran rimaste molto indietro e si udivan ridere da lontano nel silenzio.
Era discesa la notte; nel cielo, fitto di stelle, non appariva più che un debole chiarore, una sottil zona di luce verdognola all’estremo occidente.
Poichè il pendìo declinava non molto ripido in un denso ammanto di robinie selvatiche, il Verbano, muto e vasto, era invisibile e dava l’idea d’un largo abisso spalancato tra le due discoste catene di monti. Si vedevan staccare, nerissimi su lo sfondo uniformemente bigio del paesaggio, i profili secchi delle case e quelli ondulati degli alberi più vicini.