Quella creatura così bella e così mesta gli ispirava un sentimento di fiducia e quasi di protezione, irresistibile. Appena da un mese l’aveva conosciuta; e solamente da una ventina di giorni egli aveva incominciato a vivere con lei in una certa domestichezza, qualche ora ogni giorno. Eppure, in così breve lasso di tempo, egli aveva già fatto un’abitudine della sua compagnia, e, quando gli mancava, ne sentiva come un rimpianto. Espansiva, ciarliera, propensa a parlar di sè stessa, Flavia a poco a poco gli aveva confidato le sue memorie, le sue speranze, i suoi crucci intimi. Ed egli, da prima indifferente e quasi ostile, aveva appreso a poco a poco ad ascoltarla con un certo piacere, a vivere nel ristretto mondo intimo di lei, senza provare angustie o insofferenze.
Così, lentamente, cedendo per gradi insensibili alla seduzione di quei colloquii insidiosi, dopo avere accolto amabilmente le confidenze di Flavia, egli medesimo aveva anche incominciato ad aprirle un poco il suo mistero, a renderla in qualche modo partecipe de’ suoi pensieri e delle sue ambizioni. E, come s’era accorto ch’ella lo ascoltava con un’attenzione profonda, gli occhi fissi ne’ suoi immobilmente, e che spesso altresì lo approvava con rapidi cenni del capo, aveva posto un’assidua cura nel mostrare a lei il suo valore, la larghezza della sua coltura, la forza del suo carattere, la sottilità del suo ingegno. E un orgoglio enorme gli aveva sollevato tutto l’essere, quando ella un giorno aveva detto con accento di convinzione a lui, che taceva stanco dopo un lungo discorso:
— Ah, come la invidio, conte! A lei è riserbato certamente un alto destino. Ella possiede il segreto di dire le cose più astruse e complicate in una forma così limpida, così piana ch’io stessa, donna e ignorante come sono, riesco a intenderle e a persuadermene.
Nessun elogio già mai, nessun augurio eragli parso più dolce, più veritiero, più incoraggiante. Ed egli ora, ritto presso la scrivania, ripensava a quelle parole e si gonfiava novamente d’orgoglio.
Ma un’ansietà lo stringeva quanto più i minuti fuggivano. Lo urgeva un’inquietudine confusa, come un bisogno di movimento e di respiro libero, come un’impazienza che gli saliva su dal fondo del cuore e gli occupava, annebbiando, il cervello. Altre volte in quei giorni era stato assalito da una commozione simile; altre volte aveva dovuto d’un tratto, sotto la spinta misteriosa, interrompere il suo sereno lavoro, a mezzo d’un periodo che pure aveva già tutto concretato nella mente e avrebbe potuto compire in un attimo; altre volte, senza saper come nè perchè, s’era trovato fuori della sua camera, ramingo nel parco solitario o su la spiaggia, come alla ricerca di qualche cosa ignota!...
Aurelio lanciò uno sguardo in dietro verso il poggio: parvegli che il rossore al sommo fosse impallidito; parvegli che nel cielo qualche luce brillasse. Era un inganno questo, ma egli vide veramente qualche luce brillare nel cielo. — Quanto tempo era passato? Le due fanciulle l’aspettavano forse ancora in giardino? Imaginavano esse, — imaginava Flavia il motivo di quel lungo indugio?
Il dubbio che questa, avendo dato al suo ritardo una causa diversa, potesse giudicarlo scortese o immemore di lei, l’accorò profondamente. Si sovvenne in quel punto d’esser rientrato senza salutare, senza pur rispondere con un rifiuto giustificato all’invito confidenziale; ebbe contro sè stesso un moto di rimprovero e di rabbia, vivissimo. Pensò: «Ora bisogna discendere, almeno per iscusarmi presso di loro.»
E si mosse.
Nel giardino non trovò nessuno: per un’istintiva curiosità, s’inoltrò fin nel mezzo dello spianato; volle riconoscere il luogo preciso dov’eran già le giovinette, tra le due ninfe marmoree, d’avanti al cespo florido d’ortensie; e qui lo ferì un profumo strano e complesso, indefinibile, che non poteva esser quello d’un fiore e gli sollevò il ricordo come d’un vago sentimento lontano.
Dov’erano esse? Stanche d’aspettarlo, eran rientrate in casa? Eran uscite dal palazzo? Ritornò su i suoi passi; attraversò la grotta e il cortile senza incontrar nessuno. Aveva un bisogno smanioso di cercarle, di vederle, d’interrogarle; temeva sopra tutto che Flavia fosse indispettita contro di lui; pensava che, solamente presentandosi in quella medesima sera, sarebbe riuscito a cancellare l’impressione sgradevole in lei lasciata.