— Non mi sembra il caso di compiangerli, — notò il giovine, tra serio e scherzoso: — il vento li ajuta già fin troppo; ed è bene in vece ch’essi esercitino anche un poco l’unica virtù che posseggono: la forza dei loro muscoli.
— Vuole che andiamo a vederli da vicino? — chiese ella, come non avesse udito le parole di lui, fattasi d’un tratto ilare e vivace, grazie a quella sua speciale facilità di mutar pensieri, umore ed espressioni, la quale aveva già più volte stupefatto l’Imberido.
E, senza aspettar risposta, si guardò intorno per il lido deserto con impazienza visibile.
— Dov’è andata mia cugina?
— Era con lei quando son disceso, non è vero? — domandò Aurelio.
— Non si rammenta? È stata Luisa a chiamarla.... Oh, eccola! La vede?
La giovinetta correva rapidamente lungo il greto verso il piccolo arsenale, dove Ferdinando nella morta stagione occupava il suo tempo a costruire barche che poi in estate noleggiava ai villeggianti. I suoi capelli biondi s’erano in parte disciolti e si levavano a guisa di lingue ignee nel vento della corsa, sì che pareva in lontananza che la sua testa fiammeggiasse.
— Luisa! Luisa! — chiamò Flavia a voce alta. — Dove corri? Non vieni?
— Andate avanti piano! — ella rispose, senz’arrestarsi, volgendo a pena il capo per farsi intendere: — vado a prendere il sandalino. Vi raggiungo sùbito sùbito. Andate avanti!
E disparve, valicando leggera il molo che proteggeva la darsena di Ferdinando.