— Eh, che vuole? — fece ella, spensieratamente. — Noi siamo tutte repubblicane..., almeno fin che troviamo un re che ci governi!
La notte sopraggiungeva, placida notte senza nube, che un ricordo di sole e una promessa di luna inondavan di timide trasparenze glauche. Dalle convalli, rinfrescate dall’ombra precoce, qualche soffio d’aria incominciava ora a discendere verso il lago, che a tratti rabbrividiva e s’accapponava come epidermide delicata al solletico d’una piuma. Quasi tutte le grosse barche, che ne macchiavano il piano, erano state assorbite dall’oscurità. Solo il navicello più vicino si scorgeva ancora distintamente a una decina di metri innanzi, dove s’era fermato, e, nella speranza di raccogliere que’ soffii dispersi, aveva inalberata l’alta vela quadrangolare. Ma questa per il contrasto delle correnti non poteva gonfiarsi, e si udiva a intervalli sbattere con colpi secchi e reiterati, come applausi.
Luisa s’accostò alla lancia fino ad afferrarne il bordo con la mano. Ella pareva molto nervosa, in uno stato d’irritazione allegra, di facile e spontanea mordacità. Pareva che nudrisse dentro un dispetto acidulo contro i due, che l’avevan lasciata sola in dietro. Specialmente contro Flavia ella si compiaceva d’incrudelire: sapeva trovar per lei parole piene di sottile veleno; sapeva cogliere nel discorso fatuo e vago ogni occasione propizia per rivolgerle allusioni velate, che la facevano a volte impallidire, a volte arrossire fino alla radice dei capelli.
Quando ritornarono, ella, senz’avvertire nè la cugina nè il giovine, si diede improvvisamente a vogare con tutte le sue forze come per una gara, e in pochi momenti, sopravanzandoli, scomparve alla loro vista nelle tenebre.
— Luisa! — chiamò una volta Flavia, seccata.
Poi, non ottenendo risposta alcuna, si volse ad Aurelio, che s’era lanciato a inseguirla, e gli disse:
— Non so che abbia stasera quella sciocca! Sembra impazzita!... La lasci andare!... Non s’affatichi inutilmente!... Tanto, non la si perde....
Rimasero, così, di nuovo soli, su la barca invisibile, in mezzo al lago deserto e bujo. Ma l’incanto primo era stato disperso, e la solitudine omai era vana. Persisteva tra loro un distacco, un sentimento di diffidenza e quasi d’ostilità, che la loro discussione aveva mosso e poi la presenza e i sarcasmi di Luisa avevano esacerbito. Erano omai due esseri distinti, separati, infusibili. E lo stesso silenzio, che prima li aveva accomunati, ora in vece li rendeva viepiù estranei l’uno per l’altra.
Aurelio pensava, considerando con occhio intento e freddo la sua compagna, muta e accigliata di fronte a lui: «Come è bassa e angusta codesta fronte! La sua intelligenza dev’esser chiusa in cerchii di ferro come una botte vuota. Costei non potrà mai avere un pensiero suo, che sia generato dal sangue suo, nudrito dall’ingegno suo, cresciuto e fortificato da una sua meditazione. Ella è andata raccattando fino a oggi, dalle frivole letture e dalle conversazioni degli uomini che l’hanno avvicinata, un certo corredo d’idee frammentarie e d’opinioni sparse; e talvolta, ripetendole, se ne serve, ma esclusivamente a profitto del suo giuoco sentimentale; poichè un giuoco è quasi sempre la vita d’una donna, almeno fino al giorno in cui essa giocando diventa madre. In verità costei riserba tutta la sua indifferenza e fors’anche un poco di disprezzo alle occupazioni dell’intelletto; un lampo di convinzione, d’entusiasmo o di mera curiosità non ho mai visto illuminare il suo sguardo, quando ella parla di cose astratte o generali. Che cosa sono per lei gli altissimi voli e le maravigliose penetrazioni del pensiero contemporaneo? Che cosa, la scienza, l’arte, la filosofia? Che parte prende ella mai ai grandi rivolgimenti della società moderna? Con quale ansiosa sospension d’animo, con quali speranze o con quali timori scruta nell’avvenire il destino della sua razza? Ohimè, il suo mondo è così ristretto che, solo allargando le braccia, ella ne può toccare i confini! E al di là per lei è il mistero; peggio, è un mistero che non l’impensierisce e non l’attira!» Pensava: «Come, come ho potuto perdere il mio tempo in compagnia d’una creatura sì semplice e sì vana? Come ho potuto confidare a lei sia pure una minima parte del mio pensiero? Probabilmente, ella non m’ha mai ascoltato, quando m’approvava; ella ha finto di prestarmi orecchio e d’intendermi, soltanto per rendermisi piacevole, per tenermi vicino, per affascinarmi o per burlarsi di me. Come, come dunque non ho inteso sùbito il giuoco e non ho saputo sventarlo?»
— A che pensa? — ella chiese.