Aurelio ebbe un vivo sussulto, a queste parole. Esse in fatti parevano confermare le sue considerazioni, avvalorare il dubbio che la ragazza avesse sempre sostenuto una parte con lui, per farsene beffe. Egli lasciò per un istante i remi e disse, piano, con l’amarezza nella voce:
— È strano! Nessuno certo l’avrebbe potuto sospettare! Si vede ch’ella sa fingere molto bene, signorina!
Flavia tornò a ridere. Poi domandò:
— Ora vorrei da lei una confessione; ma vorrei che me la facesse seriamente, con tutta la sincerità, senza riguardi per me o per il suo amor proprio.... M’intende?
— Dica....
— È ancora un nemico delle donne, lei?
Il giovine, che si sentiva corrodere da un sordo rancore e incitare come da una smania di vendetta, rispose forte, sfidandola con lo sguardo:
— Schiettamente, più che non mai.
La risposta era stata sincera, ma egli sùbito si pentì d’averla proferita. Per un’oscura divinazione imaginò l’effetto ch’essa avrebbe avuto in quel momento, dopo i loro discorsi, nell’anima di Flavia. E in mezzo alla sua momentanea avversione per lei, provò una specie di brivido interno, un brivido insieme di paura e di dolore, al pensiero d’aver reso irrimediabile il loro dissidio, d’aver distrutto in sè per tal mezzo ogni speranza di prossima conciliazione.
— Grazie di tanta franchezza! — esclamò Flavia, stringendosi nello scialle, distogliendo con un moto sdegnoso il suo sguardo da quello di lui.