— Che sarà? — ella ridomandò, attonita, volgendosi al giovine.

— Forse un funerale.

— A quest’ora?

— Forse una funzione... Certo: è una funzione. Non vede? Si muove.

Le fiammelle in fatti si movevano. Fu dapprima un’agitazione disordinata, come un incrociarsi rapido e confuso di tutte quelle luci in un piccolo spazio; poi alcune di esse si staccarono dal gruppo e discesero fantasticamente, ondulando e sussultando, la scala del tempio. Le altre seguirono a poco a poco, mentre quelle prime, disposte in ischiera, s’allontanavano, e ben presto una lunga processione di fiamme doppie si sviluppò serpeggiante per l’oscurità del piazzale.

Allora Aurelio s’accorse che una campana rintoccava.

— Sente? — egli disse a Flavia. — Che squilli lenti, lugubri...

— È un’agonia, senza dubbio. Qualcuno muore laggiù, e quelle torce seguono il Viatico!

Ella aggiunse dopo una pausa:

— Mio Dio, che tristezza! — e si lasciò ricadere su i cuscini come morta di fatica.