«Che tristezza! Che tristezza!» ripeté l’anima del giovine, facendo eco. E il ricordo della nonna, della sola persona ch’egli amava e dalla quale era amato, risorse vivido, risplendette come una stella solitaria sul cielo opaco della sua mestizia. Un’onda di tenerezza impetuosa gli gonfiò il petto a quel ricordo sòrto per una secreta associazion d’idee dopo la funebre visione; tutte le fibre del suo cuore vibrarono concordemente al sacro nome di Madre. Oh, era quello l’essere caro, l’essere indimenticabile, a cui egli era legato da un’intera vita di solidarietà; era quella la creatura di consolazione, di conforto, d’infinita benevolenza sul seno della quale avrebbe potuto senza viltà e senza pericolo riposare il capo stanco.
Un desiderio ansioso lo prese: di correre a lei, di stringerla tra le braccia, di coprirne di baci il povero volto cereo, vizzo, emaciato. Tutta la sua affettuosità, sempre oppressa da un pertinace proposito d’indifferenza, si slanciò in quel momento di debolezza sentimentale verso colei ch’era stata la sua vera madre, verso colei ch’egli aveva appreso ad amare ne’ suoi giorni più tenebrosi.
«Oh, mamma! mamma!...»
Come un bambino smarrito egli invocava l’assente, ripetendone il nome nel pensiero. E i rintocchi, che udiva battere ostinati dietro le spalle, gli infondevano una temenza oscura, quasi il presentimento d’una notizia triste che l’aspettava insidiosa là su la spiaggia.
Disse Flavia, osservando sempre intenta il corteo delle fiaccole:
— Passano ora il ponte; vanno verso Ceresolo. Chi sa dove abita il moribondo?
Soggiunse poi con la voce più fioca, come parlasse tra sè:
— La morte! Ecco ciò che tutti ci uguaglia!...
Aurelio, alzando gli occhi verso la fanciulla, ebbe un fremito profondo. Quelle parole precisavano la causa del suo sgomento. Oh sì, era la Morte ch’egli temeva; era il fantasma della Morte che projettava una prolissa ombra nera nella sua mente. La Morte poteva da un momento all’altro precipitarsi di nuovo nella sua casa, cui aveva già tanto devastata, e annientare in un colpo tutto il suo bene. Sua nonna era per essa una facile preda, una vittima pronta; bastava un debole soffio perchè si spegnesse la fiamma di quell’esistenza, che ogni giorno più si vedeva infievolire e attenuarsi, consunta dall’età e dal male. Egli non avrebbe potuto far nulla per contendere alla Distruzione la vita della sua cara; egli, quando fosse scoccata l’ora fatale, avrebbe dovuto assistere impotente spettatore al lugubre dramma, che gli toglieva senza colpa e senza ragione l’ultimo conforto. — Ma che sarebbe poi stato di lui? E come, solo, avrebbe vissuto nella casa squallida e severa, che le imagini de’ suoi maggiori, appese alle pareti, rendevan simile a una critta foderata di lapidi?
Gli occhi di Flavia parvero leggergli nel pensiero e rispondere alle sue domande angosciose. Fissi su lui, intorbiditi come da un velo di pietà e di tristezza, essi ricantavano ora più forte il poema della seduzione, essi ripetevan con maggiore eloquenza il dolce invito alla Gioja! «Perchè t’affliggi, giovine?» dicevano quegli occhi di donna: «Perchè non domandi alla vita quel bene, quell’unico bene ch’essa largisce liberalmente a tutti i nati? Guardami: io son colei che potrebbe confortarti nella sventura; io son colei che potrebbe prendere il posto di quella che sta per lasciarti. Amami, sacrificami il tuo inutile orgoglio, ed io ti allieterò la casa squallida e severa con la mia beltà e la mia giovinezza.»